Giulio III: il nepotismo nel governo dell’amministrazione

Alessandro Farnese il giovane (1520 – 1589)
Paolo III (1468 – 1549)

Il 10 novembre 1549, terminò la sua esperienza terrena Paolo III, il papa del Concilio tridentino. Il conclave, che avrebbe portato all’elezione del cardinal Giovanni Maria Ciocchi del Monte, si preannunciava lungo e dall’esito incerto. Le opposte fazioni: imperiale, capeggiata dal cardinal Alessandro Farnese il giovane, e francese, signoreggiata dal cardinal Carlo di Guisa, si proposero in accesi dibattiti e contrapposizioni verbali. Dopo sessantacinque giorni di sterile confronto, i due partiti si accordarono sul nome di Giovanni Maria Ciocchi del Monte, ignorando il parere contrario di Carlo V.

L’8 febbraio 1550, fu celebrata l’incoronazione del nuovo pontefice, seguita da una sfilata di carri allegorici e da una caccia di tori in Campidoglio. Il successore al soglio era d’origine toscana e figlio di un celebre avvocato concistoriale, seppur nato nei pressi di Santa Maria dell’Anima a Roma il 10 settembre 1487.

Antonio Ciocchi Del Monte (1461 – 1533)

Perse il babbo, quando ancora era dedito agli studi, che poté proseguire grazie al necessario appoggio dello zio, Antonio Ciocchi del Monte, uditore di Rota e arcivescovo di Siponto, nella città di Perugia, dove si laureò in giurisprudenza, per essere introdotto presso la corte di Giulio II come ciambellano. Nel 1511, subentrò allo zio nell’arcivescovato sipontino, mentre percorreva una brillante carriera curiale, distinguendosi come canonista e amministratore, quand’ebbe, sotto Clemente VII, la carica di Governatore di Roma. In occasione del famigerato Sacco di Roma (1527), fu consegnato agl’imperiali a garanzia dei pagamenti di guerra, i quali non sarebbero stati evasi, comportando la deportazione in Campo dei Fiori, per essere impiccato. Il 30 novembre riuscì a fuggire all’esecuzione. La sua opera fu assai apprezzata da Paolo III, che lo nominò vicelegato a Bologna, creandolo, nel 1536, cardinale del titolo di San Vitale; e, nel 1545, gli affidò la legazione al Concilio di Trento.

Michelangelo (1475 – 1524)
Giovanni Pierluigi da Palestrina (1525 – 1594)
Giulia Farnese (1475 – 1524)

Giulio III manifestò modi piuttosto rozzi e poco diplomatici, incline alla mondanità, apparve certo il ripristino di certa consuetudine legata alla corte medicea. Tuttavia dal 1553, perimetrò le manifestazioni gioiose all’interno della villa di Giulia Farnese sulla via Flaminia.

Confermò Michelangelo architetto della Fabbrica di San Pietro, trattenendolo a Roma, nonostante i ripetuti e pressanti inviti di Cosimo I de Medici. Nominò il ventiseienne Giovanni Pierluigi da Palestrina magister puerorum della Cappella Giulia in San Pietro, e fu poi compensato dalla dedica di un volume di Messe a quattro voci, che gli valse l’iscrizione nel collegio dei cantanti della Cappella pontificia.

In linea coi predecessori, applicò una politica nepotistica, nominando il fratello Pietro prefetto di Castel Sant’Angelo e Gonfaloniere della Chiesa, mentre al nipote, Ascanio della Cornia, assegnò il comando della Guardia pontificia. Nel 1551, nominò il fratello di Ascanio, Fulvio, vescovo di Perugia e cardinale, come due anni più tardi il nipote, Roberto de Nobili, fu elevato alla porpora. Per il fratello maggiore, Baldovino, riservò la nomina di governatore di Spoleto, dopo averlo ospitato a lungo in Vaticano nell’appartamento Borgia; quindi, gli assegnò il ducato di Camerino a titolo vitalizio e la contea di Monte San Savino. Il nipote, Giovanni Battista, fu nominato governatore di Nepi e di Fermo, e quando scomparve nel 1552, Giulio III indicò al fratello, Baldovino, di adottare un trovatello di nome Fabiano, che, in segno di riconoscenza, prese il nome d’Innocenzo del Monte, offrendo spunto che fosse suo figlio naturale. A 17 anni, lo creò cardinale, nominandolo, in seguito, Segretario di stato. Deciso a togliergli la porpora per gli eccessi di una vita mondana, il provvedimento sarebbe diventato esecutivo sotto il regno di Paolo IV, che ordinò la reclusione in Castel Sant’Angelo di Innocenzo, e, dopo la celebrazione del processo, l’esilio a Tivoli.

Giulio III impostò un’efficacia cura dei conti pubblici, che tornarono all’attivo, nonostante l’aumento delle tasse, e la prosecuzione dei lavori della nuova basilica vaticana.

Carlo V (1550 – 1558)

Nel 1550, il Papa emanò la bolla Cum ad tollenda, colla quale intendeva riaprire il Concilio il 10 maggio dell’anno successivo, che si sarebbe tenuto nella città di Trento, nell’esultanza di Carlo V, che sperava di trovare la via per la riconciliazione religiosa, e quindi politica, anche della Germania, e nella contrarietà di Enrico II, che per motivi politici (essendo la città scelta imperiale) ne vietò la partecipazione francese. Il papa convalidò le decisioni assunte nelle precedenti sessioni tenute a Bologna, predisponendo riserve e garanzie per l’autonomia dell’assemblea conciliare ed il controllo della Curia romana.

Nell’ottobre del 1551, fu stabilita la dottrina dogmatica dell’Eucarestia, della Confessione e dell’Estrema Unzione tra le lamentele della componente protestante, capitanata dal principe Maurizio di Sassonia, che deliberò la superiorità del Concilio rispetto al papa, sciogliendo cardinali e vescovi dal giuramento di fedeltà. Il principe si accordò con alcuni principi tedeschi, appoggiati da Enrico II, per cedere alla Francia alcuni territori sulla riva sinistra del Reno. Nel 1552, i protestanti aprirono le ostilità contro l’impreparato Carlo V, ed il re di Francia entrò in Lorena. Il mese successivo, Giulio III fu costretto a sospendere il concilio, i cui lavori sarebbero ripresi dopo dieci anni.

Ottavio Farnese (1524 – 1586)

Le guerre di Parma e di Siena. Giulio III inaugurò una politica di pace, riammettendo il ribelle Ascanio Colonna, e restituendo Perugia a Rodolfo Baglioni. Ordinò a Camillo Orsini di abbandonare la città di Parma, perché fosse restituita ad Ottavio Farnese, il quale chiese ed ottenne che Enrico II entrasse in città, per provocare la guerra. Le truppe del Farnese entrarono nel territorio pontificio, trovandovi una banale resistenza. Gli atti bellici furono sospesi solo nel 1552 con una tregua, per la quale Ottavio si tenne definitivamente Parma.

Enrico II di Francia (1519 – 1559)

Enrico II intanto provocò una sommossa in Siena, dove fu cacciato, anche grazie all’appoggio degli autoctoni, il presidio spagnolo. Giulio III tentò inutilmente di frapporsi tra i litiganti, per giungere ad una pacificazione, ma non riuscì nello sforzo.

Maria Tudor (1516 – 1558)

Nel 1553, Maria Tudor salì al trono inglese, riportando la religione cattolica nel suo regno, scatenando una violenta repressione contro i protestanti. Roma accolse la fine dello scisma con particolare gioia. Il vecchio pontefice morì il 23 marzo del 1555, non assistendo alla breve durata della restaurazione cattolica inglese.

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