Carlo Goldoni: gli inizi

«Io nacqui a Venezia l’anno 1707 (il 25 febbraio) in una grande e bella casa situata fra il ponte de’ Nomboli e quello di Donna Onesta, al canton della strada di Cà cent’anni, sotto la Parrocchia di S. Tommaso»

Inizia così, il libro delle «Memorie» di Carlo Goldoni, scritto alle fine del 1783, a Parigi, in lingua francese.

Il babbo, Giulio, era veneziano, anche se ebbe origine modenesi; infatti studiò a Parma, dove strinse amicizia con due nobili veneziani, che lo invitarono a trasferirsi a Venezia. Essendo rimasto orfano, Giulio ebbe il permesso dalla famiglia e riuscì in breve tempo ad essere impiegato presso la camera dei Cinque Savi della Mercanzia.

Il nonno del Commediografo sposò in prime nozze la signora Barili di Modena; quindi, rimasto vedovo, convolò a seconde nozze con la vedova Salvioni, madre di due figlie, di cui una, Margherita, fu destinata al babbo di Carlo, il quale descrisse, seppur molto sommariamente, alcune caratteristiche della genitrice:

«Mia madre era bruna di colorito ma bella, un poco zoppa ma sagacissima».

Al nonno, piaceva assai vivere agiatamente ed in casa, spesso ospitava «commedia e opera; tutti i migliori attori, tutti i più rinomati musici stavano al suo comando, vi si concorreva da ogni parte. Io nacqui in questo strepito, in questa dovizia; potevo disprezzar gli spettacoli, potevo non amare l’allegria?

«Mia madre mi diè alla luce quasi senza dolore, onde mi amò anche di più […] prese cura di educarmi, e il mio genitore di divertirmi. Fece fabbricare un teatro di marionette, le maneggiava in persona con tre o quattro suoi amici, e in età di quattr’anni trovai esser questo un delizioso divertimento».

Nel 1712, quando Carlo aveva ancora cinque anni, perse il nonno e, poco dopo, anche la nonna; purtroppo fu un duro colpo anche economico per l’intera famiglia, «la quale precipitò tutt’a un tratto dalla comodità più felice nella mediocrità più disagiata».

Purtroppo, il babbo perse anche il lavoro, così Carlo fu affidato completamente alle cure della mamma. Così descrisse la sua indole:

«Ero docile, quieto, obbediente, e di quattro anni leggevo, scrivevo e sapevo a mente il catechismo»; amava molto la lettura, preferendo i libri degli autori comici, che trovava all’interno della ricca biblioteca paterna. «Fra gli autori comici che leggevo e rileggevo spessissimo, il Cicognini (Giacinto Andrea) era quello che preferivo a ogni altro. Questo autore fiorentino, pochissimo conosciuto nella repubblica delle lettere, aveva fatto parecchie commedie d’intreccio, sparse di sentimenti noiosi, patetici, e di facezie triviali: vi si trovava nulladimeno molto diletto, e aveva l’arte di mantenere la sospensione e di piacere con lo scioglimento». Dall’attenta lettura dei lavori del Cicognini, Goldoni, all’età di otto anni, partorì il suo primo lavoro, di cui informò la governante, «che la trovò piena di grazia», mentre la mamma e la zia se ne burlarono con amorevolezza. Il «compare», invece, non credette che fosse un parto sincero del figlioccio, sostenendo che «il maestro l’aveva rivista e corretta». Si accesero dei fuochi, che furono compiutamente spenti dal «signor Vallè, poi abate Vallè di Bergamo», il quale si presentò quale testimonio dell’assoluta buona fede del giovane Carlo.

«Se il lettore mi domandasse qual era il titolo della mia composizione, non sarei in grado di soddisfarlo, poiché questa fu una bagattella cui niente riflettei nell’eseguirla. Non starebbe che a me l’assegnarglielo presentemente».

In breve tempo, fu spedita una copia al babbo, che risiedeva a Roma da qualche mese, dove aveva incontrato un vecchio amico, Alessandro Bonicelli, anch’egli veneziano, appartenente alla classe agiata, di cui era ospite. Giulio, così fu presentato alla bella nobiltà romana ed in particolare «al signor Lancisi, primo medico e cameriere segreto di Clemente XI, celebre dottore, che arricchì la repubblica letteraria e la facoltà medica di eccellenti opere».

I due strinsero cordiale amicizia e fu il Lancisi ad indirizzarlo verso la pratica medica, assicurandogli «favore, assistenza e protezione». Iniziò un nuovo capitolo della vita di Giulio, che studiò medicina presso il Collegio della Sapienza, praticando nell’ospedale di Santo Spirito. Al termine dei quattro anni previsti di studio, «il suo mecenate lo mandò a cominciare l’esercizio della sua professione a Perugia». I primi esperimenti ebbero successo, tanto da meritarsi «la stima e l’amicizia dei Baglioni e degli Antinori, due delle più nobili e ricche famiglie della città di Perugia».

Giulio accarezzò di buona sorte la commedia del figliuolo, «poiché calcolando con i principi dell’aritmetica diceva tra sé: se nove anni danno quattro carati di spirito, diciotto possono darne dodici, e per progressione successiva si può giungere fino al grado della perfezione».

Carlo dovette raggiungere il babbo nella città umbra, accompagnato da «padre Rinalducci, benedettino ». La nuova residenza non offrì una buona impressione al giovane Commediografo, descrivendola «molto malinconica, e in una strada disagiosa e bruttissima», cosicché chiese al babbo di cambiar casa, ma, siccome Giulio era ospitato gratuitamente, perché confinante col Palazzo Antinori, il progetto sfumò.

I primi giorni li trascorse alla scoperta delle bellezze architettoniche della città, cominciando «dalla sontuosa chiesa di San Lorenzo, ch’è la cattedrale del paese, ove si conserva e si espone l’anello con cui san Giuseppe sposò Maria Vergine; – quindi –  la fortezza che Paolo III fece fabbricare al tempo che Perugia godeva di libertà repubblicana – ed ancora – bellissimi palazzi, belle chiese, amene passeggiate; domandai se vi era sala di spettacolo, mi fu risposto di no».

Giulio iscrisse il figlio alla scuola dei Gesuiti, che distribuivano gli studi letterari in «grammatica inferiore, grammatica superiore, altrimenti detta umanità, e retorica». Carlo fu assegnato al primo anno di corso, pur essendo iniziato l’anno scolastico, nonostante non brillasse all’esame di ammissione, poiché ad «alcune interrogazioni, risposi male: mi fecero spiegare, io balbettavo; mi si fece fare il latino: un mare di solecismi e modi barbari». Divenne ben presto lo zimbello della scuola.

Quando fu giunto il tempo degli esami: «il reggente detta, gli scolari scrivono, ognuno meglio che può. Riunisco tutte le mie forze; mi rappresento al pensiero il mio onore, la mia ambizione, il mio genitore, mia madre, vedo che i vicini mi guardano con la coda dell’occhio e ridono: facit indignatio versum. La rabbia e la vergogna mi accendono: leggo il tema, sento fresca la testa, leggera la mano, feconda la memoria: termino prima degli altri, sigillo il mio foglio, lo porto al reggente e parto contento di me».

Dopo otto giorni, furono pubblicati gli esiti ed il lavoro del Goldoni si propose al primo posto.

Fu esortato dai docenti ad impegnarsi nello studio: «Mio padre, contento di me, procurò di ricompensarmi e divertirmi nel tempo delle vacanze».

Conoscendo l’amore per l’arte del teatro, Giulio organizzò degli spettacoli «in una sala nel palazzo Antinori, ove egli fece erigere un piccolo teatro e addestrò gli attori; vi recitammo commedie», in cui Carlo prese parte, interpretando una parte femminile (la «sorellina di Don Pilone»), poiché era uso, nello Stato pontificio, che le donne non prendessero parte agli spettacoli. S’impegnò nella recitazione di «un prologo una composizione così singolare, che mi è rimasta sempre impressa nella memoria». Al termine dell’intervento, si guadagnò il lancio dei confetti da parte del pubblico presente.

Ripresa l’attività scolastica, Goldoni seppe meritarsi tutta la stima dei gesuiti, tanto che ricevette «un posto nella loro società, che non accettai».

A Perugia, si ricongiunse anche la mamma del Commediografo, ma tale scelta si rivelò non positiva per la salute dalla genitrice; «l’aria del paese era per lei fatale poiché, nata e assuefatta al temperato clima di Venezia, non poteva reggere ai rigori d’un paese montuoso; soffrì molto e fu ridotta quasi a morte».

Così la famiglia dovette abbandonare presto Perugia, per far ritorno nell’originaria Venezia.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:
search previous next tag category expand menu location phone mail time cart zoom edit close