Giuseppe Gioachino Belli: «Devozzione pe’ vvince a lotto»

In questo sonetto del 20 agosto 1830, il Belli elenca una serie di superstiziose pratiche, confondendo anche il sacro, al fine di vincere al gioco del lotto. Dal numero delle pratiche, sembra che anche ai suoi tempi, fosse assai difficile vincere!

Si vvò’ un terno sicuro, Titta mia,

Senti com’hai da fané: a mezza notte

Méttete immezzo ar cerchio de ‘na botte

Co’ ttre requiameterne ar Nocchilia.

.

Pe’ strada attacca cento avemmaria,

Chiamanno a ignuna la mojje de Lotte;

E pe’ ccaccià Berlicche co’ Starotte,

Di’ er Verbuncaro e er Noscomproleppia.

.

Doppo ditto tre vorte crìelleisònne

E pe’ ttre antre grolia in cersidèo,

Di’ Bardassarre, Gaspero e Marchiònne.

.

E si vicino a té passa un abbreo,

Fa’ lo scongiuro a la barba d’Aronne

Po’ ffà crepa quer maledetto aéo.

.

Un agnusdeo

Méttece appresso e sette groliapadri

P’er bon ladrone e l’antri boni ladri.

.

Trovanno quadri

Co’ la lampena accesa a la Madonna,

Di’ un deprofunni all’anima de nonna.

.

Si quarche donna

Te toccassi la farda der landao

Fajje er fichetto, e dijje: “Maramao”

.

Si senti gnao,

E bonugurio, Titta; ma si senti

Strilla caino risponni: “Accidenti”

.

Porta du’ denti

Legati con un fir de seta cruda,

Zuppa de bava de lumaca ignuda.

.

Rinega Giuda

Igni quinici passi; e ar deto grosso

De manimanca tiè attaccato un osso

.

Do gatto rosso.

Coll’antra un cerchio d’ argento de bollo

Tiècce e una spina de merluzzo ammòllo.

.

Mettete in collo

La camisciola ch’ha portato un morto

Co’ quattro fronne de cicoria d’ orto.

.

E si ‘n abborto

Pòi ave de lucertola d’un giorno,

Tiello in zaccoccia cotto prima ar forno.

.

Buschete un corno

De bufolino macellato in Ghetto,

Ch’abbi preso er crepuscolo sur tetto.

.

Cor un coccetto

De pila rotta in culo a ‘na roffiana

Raschielo tutto ar son de la campana.

.

Da ‘na mammana

Fatte sbruffà la raschiatura in testa

Cor pizzo der zinale o de la vesta.

.

Magna ‘na cresta

De gallo, e abbada che nun sii cappone,

Si nun te vói giucà la devozzione.

.

E in un cantone

Di’ tre vorte, strappànnoce tre penne:

“Nunchetinora morti nostri ammenne”

.

Poi hai d’accenne

Tre moccoli avviati a la parrocchia

Sur un fuso, un vertécchio e ‘na conocchia.

.

Appena scrocchia

Quella cera in dell’arde, alegri Titta:

Svòrtete allora subbito a man dritta.

.

Già té l’ho ditta

La devozzione ch’hai da di pe’ strada,

Ma abbada a nun sbajjà, Titta, ve’!, abbada.

.

Come ‘na spada

Tira de lóngo insino a Santa Galla,

E li afférmete, e tocchete ‘na palla.

.

Si cquella è calla

Tocchete l’antra; e come ‘n addannato

Poi curre a San Giuanni Decollato

.

E a ‘n impiccato

Ditta ‘na diasilletta corta corta,

Bùttete a pecorone in su la porta.

.

La bocca storta

Nun fa, si senti quarche risponsorio :

So’ l’anime der santo purgatorio.

.

A San Grigorio

Promette allora de fa dì ‘na messa

Pell’anima d’ un frate e ‘na bbadessa.

.

‘Na callalessa

È der restante: abbasta de sta attento

A ‘gni rimore che te porta er vento.

.

O fora, o drento.

Quello che pòi sentì tiello da parte,

E ppoi va’ a cerca in der Libbro dell’Arte

.

Viva er Dio Marte:

Crepi l’invidia e er diavolo d’inferno,

E buggiaratte si nun vinchi er terno!

.

 (Se vuoi un terno sicuro Titta mio / Senti cosa devi fare: a mezzanotte / poniti al centro del cerchio di una botte / (recitando) tre “Requiem aeternam” a Enoc ed Elia

Mentre vai per la strada recita cento Ave Maria / chiamando ad ognuna la moglie di Lot / per scacciare Berlicche e Astarotte / recita il “Verbum caro” ecum prole pia benedicat Virgo Maria

Dopo aver detto tre volte “Christe eleison” / e per tre altri “Gloria in excelsis Deo / dì Baldassarre, Gaspare e Melchiorre

E se vicino ti passa un ebreo / fa lo scongiuro alla barba di Aronne / e fai morire quel maledetto aèo (uno de’ gridi de’ cenciaioli girovaghi ebrei)

Un “Agnus Dei” / metti dopo e sette “Gloria Patri” / per il buon ladrone e l’antri buoni ladri

Trovando dei quadri / Con la luce votiva accesa alla Madonna / recita un “De profundi” (dedicato) all’anima della nonna

Se qualche donna / ti toccasse la falda del landavo (soprabito molto lungo) / scherza e dille: “Marameo”

Se senti miagolare / è di buon augurio, Titta; ma se senti / abbaiare un cane, rispondi: “Accidenti”

Porta due denti / legati (tra loro) da un filo di seta, / e zuppa di bava nuda

Rinnega Giuda / ogni quindi passi; ed al pollice / della mano sinistra attacca un osso

Di gatto rosso. / Coll’altra un cerchio di buon argento / tieni, e una spina di baccalà

Mettiti intorno al collo / una camicia indossata da un morto / con quattro foglie di cicoria dell’orto

E se un aborto / di lucertola di un giorno potessi avere / tienilo in tasca dopo essere stato cotto in forno

Procurati un corno / di bufalo macellato nel Ghetto / che abbia preso il crepuscolo sul tetto

Con un coccio / di pentola rotta in culo ad una ruffiana / raschialo tutto all’Avemmaria

Da una levatrice / fatti spruzzare la raschiatura in testa / col pizzo del grembiule o del vestito

Mangia una cresta / di gallo, badando che non sia cappone / se non vuoi compromettere la devozione

Ed in un angolo / recita tre volte, strappando tre penne: / “Nunc ed in hora mortis nostrae, amen

Poi devi accendere / tre ceri già usati in chiesa / sopra un fusaiolo, un vertecchio ed un pennacchio

Appena scoppietta / quella cera nell’ardere, allegro Titta / voltati immediatamente sulla destra

Già ho detto / la devozione che devi recitare camminando / ma attento a non sbagliare, attenzione.

Come una spada / dirigiti verso la chiesa di Santa Galla / fermati, e toccati un testicolo

Se lo senti caldo / toccati l’altro (testicolo) e come un indemoniato / corri verso la chiesa di San Giovanni decollato

Nei riguardi di un impiccato / recita un “Dies illa” (dal “Dies irae) molto breve / buttati carpone come le pecore sulla porta

Non storcere la bocca / se ascolti la recita del Responsorio / è (a favore) delle anime che sono in purgatorio

Alla chiesa di San Gregorio (dove una messa liberava un’anima dal purgatorio) / prometti allora di celebrare una messa / per l’anima di un frate e d’una madre superiore

Un nulla / è quanto manca, badando di stare attento / a ogni rumore portato dal vento

O fuori o dentro / ciò che ascolti non rivelarlo / e poi cerca nel libro della cabala

Viva dio Marte: / crepi l’invidia ed il diavolo dell’inferno / e buggerati se non vinci un terno!)

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