Confucio: la Tradizione

La nascita di Confucio fu preceduta da un sogno premonitore, in cui la futura mamma, Yan, una ragazza di appena quindici anni concubina del nobile decaduto Shuliang He, vide una chimera colorata con zoccoli di cavallo e corpo di cervo, accompagnata da alcuni spiriti. Essi le rivelarono che il nascituro sarebbe stato un re senza trono.

Kog Fuzi – Maestro Kong, latinizzato in Confucio – nacque in Cina nel 551 a. C., nello stato di Lu, nel periodo storico conosciuto delle Primavere e degli Autunni (771 – 447 a. C.). La Cina era divisa in molteplici stati feudali in continuo contrasto tra loro.

L’imberbe, rimasto orfano all’età di 3 anni, non mostrò interesse alcuno verso l’arte della spada, ma s’indirizzò verso la conoscenza ed il conseguente sapere. In giovane età, diventò un modesto funzionario adibito al mercato dei bovini e degli ovini. Grazie agli studi compiuti, si occupò anche della celebrazione dei matrimoni e dei funerali della casta nobiliare. L’evoluzione nella gerarchia burocratica dell’epoca lo avrebbe infine qualificato quale giudice dei tribunali dello stato di Lu.

Fondò una scuola aperta a chi avesse desiderio d’imparare al di là della casta sociale d’appartenenza. Compì un atto davvero rivoluzionario, poiché l’istruzione era appannaggio solo degli appartenenti alle classi borghesi. Si prodigò nell’insegnamento della storia, dell’arte, dei riti e delle tradizioni, invitando il vasto uditorio a sviluppare il proprio, personale senso critico, invogliando i presenti a svilupparlo attraverso pubblici dibattiti anche sul senso e sullo scopo della vita. La docenza di Confucio iniziò ad essere manifesta presso un gran numero di persone, che la commentavano con giudizi assai positivi, tantoché un ministro chiese di essere ammesso alla sua scuola. Accortosi della bontà e validità dell’insegnamento ricevuto, brigò perché ottenesse dei finanziamenti dallo Stato.

Lao Tzu (VI secolo a. C.)

Confucio ritenne necessario arricchire il suo già ricco bagaglio di conoscenza, quindi si risolse a trasferirsi nella capitale, Luoyang, dove, oltre ad approfondire le modalità e la storia dei riti e delle cerimonie, poté visitare il Palazzo della Luce ed il Tempio Ancestrale. Iniziò a frequentare il saggio curatore dell’archivio reale, Li Er, che lo invitò a non riporre troppa fiducia nella volontà dell’uomo, e ad usare prudenza, per non inimicarsi il potere. L’archivista si sarebbe poi ritirato dal mondo, scegliendo l’anacoretismo: il suo nome sarebbe stato Lao Tzu, fondatore del Taoismo.

Tornato nella sua patria, quando era scoppiata la guerra civile, fu immediatamente esiliato per i suoi legami con la vecchia corte; preferì rifugiarsi presso il monte Tai, nello Stato di Qi, dove riprese l’attività didattica. Ben presto, il signore di quelle genti, lo invitò a corte, dove, non seguendo la saggia esortazione di Lao Tzu, s’inimicò diversi funzionari e ministri a causa della sua schiettezza. Costretto a rimpatriare, trovò lo Stato di Lu in condizioni morali assai degenerati, causati dal nuovo governatore, che ammetteva comportamenti licenziosi, non curando punto la celebrazione dei riti e mancando al rispetto delle tradizioni. Confucio si decise a vivere lontano da quel mondo, che tanto lo infastidiva, scrivendo per trasmettere l’antico sapere.

Un giorno, fu chiamato a corte dal ministro Yang Wu, perché fosse sottoposto ad un attento esame: quale sarebbe dovuto essere il comportamento corretto di un uomo estremamente ricco. Confucio non mostrò indecisioni, rispondendo come fosse doveroso distribuire la ricchezza, perché un maggior numero di persone, ne avessero a godere. Il ministro induceva quindi il Maestro a dividere la sua conoscenza con i suoi simili. Appena fu concluso l’accordo, una feroce ed improvvisa lotta intestina nel partito di governo, fece cadere in disgrazia Yang Wu, sostituito dal duca Zhou. Confucio insegnò al nuovo ministro le modalità rituali, il rispetto delle tradizioni, incoraggiando la diffusione del sapere anche presso le classi più umili. Grazie a questa brillante iniziativa, fu nominato Assistente del Ministro dei Lavori pubblici, e così poté frequentare il duca Zhou, influenzando la sua opera politica. Col passar del tempo, crebbe sempre più la sua fama, tanto da meritarsi la nomina a Maestro delle Cerimonie. Così assistette all’incontro tra i rappresentanti politici dello confinante di Qi, con cui i rapporti erano piuttosto tesi, risoluti a risolverli con un accordo di pace. Il Maestro ben presto comprese che le intenzioni dell’interlocutore non erano favorevoli alla concordanza, così, per evitare ben peggiori guai, indicò che nella stanza delle trattative non fossero presenti uomini armati. L’accordo quindi fu firmato, e Confucio ricevette l’incarico di Ministro della Giustizia. Poté finalmente applicare la sua filosofia alla legge dello Stato, ricordando sempre come un comportamento scorretto di un suddito dipendesse solo dalla cattiva amministrazione di un politico.

Ebbe immediatamente a risolvere un problema, che si trascinava da molto tempo. Lo Stato di Lu era squarciato dalle azioni violente di tre gruppi criminali, che s’erano rintanati in alcune città. Confucio allora li indusse a lasciare pacificamente il fortilizio; mentre un gruppo accettò la proposta; il secondo e ribelle gruppo mosse guerra al Duca; il terzo ed ultimo si asserragliò, costringendo l’esercito ad un lungo assedio. La politica decisionista del Ministro cadde oggetto delle critiche dei colleghi di Governo. Il governatore dello Stato di Qi inviò dei cavalli ed un gruppo nutrito di ballerine al corrispettivo signore di Lu; Confucio consigliò di respingere l’intero inviato, perché temeva una pericolosa trappola. Non fu ascoltato, e la via delle dimissioni sembrò l’unica percorribile.

Seguirono anni molto difficili, vissuti in esilio; dovette quindi attendere il compimento del settantesimo anno d’età, per rientrare nello Stato natio. Molti suoi discepoli avevano ricevuto importanti incarichi a Corte, disapplicando gl’insegnamenti del Maestro, che ammise l’inutilità della sua saggezza.

Si ritirò a vita privata, dedicandosi allo studio ed alla compilazione di libri.

La leggenda lo volle intraprendere un lungo viaggio, per recarsi alla corte di un Signore, desideroso di conoscere il significato dell’unicorno, appena sognato. Confucio interpretò l’animale quale annunciatore della nascita o della morte di un saggio. Il Maestro morì nel 479 a. C. nella completa anonimità. Il suo pensiero avrebbe superato il corso del tempo.

Attraverso i suoi scritti, ricordò l’importanza della gerarchia e dei ruoli familiari ed istituzionali. Il confucianesimo si mostrò quale sintesi di politica, spiritualità, educazione, morale, etica, letteratura, relazioni umane e storia. Il rispetto nella celebrazione dei riti avrebbe posto l’uomo nel perfetto ordine col cielo e l’intero mondo spirituale.

«L’uomo deve votarsi al bene dell’umanità, passaggio necessario al fine di una piena trasformazione dell’individuo verso stati superiori del proprio essere».

Grazie all’introduzione in Cina, nel III e II secolo d. C., del Buddismo, le figure di Confucio e Lao Tzu furono divinizzate, connettendosi ad un profondo valore religioso.

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