Clemente V: la cattività avignonese

L’elezione di Clemente V avvenne nella città di Perugia. Il Sacro Collegio si presentava profondamente diviso tra la schiera filoitaliana capitanata da Matteo Orsini e Francesco Caetani, e quella filofrancese rappresentata da Napoleone Orsini e Niccolò da Prato, che risultava controllata da Filippo il Bello. Dopo un anno d’incontri e soprattutto di scontri, si arrivò alla presentazione di una rosa di candidati filoitaliani; la fazione filofrancese avrebbe scelto il successore di Benedetto XI. I tre proposti, seppur di nazionalità francese, erano invisi al re francese, il quale contropropose l’arcivescovo di Bordeaux, Bertrand de Got, che, invitato per un colloquio a Parigi, promise, nel caso fosse stato eletto, di lasciare la decima al regno di Francia per cinque anni. Dante pose l’arcivescovo tra i simoniaci, nel XIX Canto dell’Inferno (vv. 83 – 87):

di ver’ ponente, un pastor sanza legge

tal che convien che lui e me ricuopra.

Novo Iasón sarà, di cui si legge

ne’ Maccabei; e come a quel fu molle

suo re, così fia lui chi Francia regge».

Bertrand de Got, nato nel 1264, fu eletto il 5 luglio del 1305. Aveva studiato a Orléans, quindi a Bologna. Desideroso del soglio, si era mostrato fin troppo disponibile con Filippo il Bello, al quale promise anche di trasferirsi in Francia, per essere ivi incoronato il 14 novembre 1305 nella chiesa di S. Just di Lione alla presenza del Re, di Carlo di Valois, del duca di Bretagna e di altrettanto nobili. Avrebbe assunto il nome di Clemente V. Durante la processione, accaddero degl’incidenti, che non furono certo interpretati beneauguranti: un muraglione rovinò addosso al pontefice, che fu disarcionato da cavallo, perdendosi la corona tra la polvere. Il Valois cadde ferito gravemente, il duce di Bretagna a causa delle ferite morì; infine dodici baroni rimasero uccisi sul colpo. La sede papale fu trasferita ad Avignone, inaugurando una lunga vacanza, che sarebbe durata circa settant’anni.

Filippo desiderava che fosse istruito un processo contro Bonifacio VIII, che sarebbe stato evitato ma a prezzo di pesanti condizioni. Nel febbraio del 1206, il papa revocò tutti i provvedimenti contro la famiglia Colonna; fu certificata la cessione delle decime, ed infine la bolla Clericis laicos ristabilì i rapporti tra Stato e Chiesa, che rimasero invariati rispetto a quelli goduti dal re prima dell’emissione del documento.

Nel maggio del 1308, emersero altri motivi di scontro: il Re pretendeva la solenne condanna di Bonifacio VIII ed il proscioglimento dalla scomunica di Guglielmo di Nogaret; chiedeva la convocazione di un concilio ecumenico in Francia, ed infine lo scioglimento dell’Ordine dei Templari, che aveva ricevuto la regola ecclesiastica da Bernardo da Chiaravalle, per svolgere attività legata alla Terra Santa. Con il definitivo tramonto delle crociate, l’Ordine prosperava in Francia, grazie all’apertura di numerosi conventi e i depositi dei commerci effettuati, che li avevano trasformati in abili mercanti. Molti francesi depositavano i loro beni presso i Templari, che minacciavano di diventare una temibile potenza economica. Il potere politico desiderava impossessarsi dell’intero tesoro templare, cosicché, sarebbe stata posta nell’oblio la richiesta di condanna di Bonifacio VIII, per ottenere dal papa lo scioglimento dell’Ordine. Il pontefice affidò pieni poteri ai vescovi ed all’Inquisizione, per esaminare la situazione dei conventi. Grazie all’uso della tortura, si ottennero delle confessioni di eresia, necessarie per lo scioglimento dell’Ordine, che sarebbe stata solennemente pronunciata nell’ottobre del 1310 in seno al concilio convocato a Viennne. Nel frattempo i Colonna premevano, affinché s’istruisse il processo contro Bonifacio VIII, che sarebbe iniziato ad Avignone nel marzo del 1310, affidando l’accusa a Guglielmo di Nogaret e Gugliemo di Plasian. L’intervento di Filippo bloccò l’istruzione, poiché in cambio avrebbe ottenuto la condanna templare.

Il 27 aprile, colla bolla Rex gloriae, Clemente V riconobbe l’innocenza del re di Francia nel procedimento contro il suo predecessore, e sciolse dalla scomunica il Nogaret.

Il concilio fu solennemente aperto a Vienne il 16 ottobre 1311 alla presenza del Re. Il 3 aprile successivo, approvata all’unanimità dai padri conciliari, fu decretata, colla bolla Vox in excelso, lo scioglimento dell’Ordine, il quale, ufficialmente, aveva esaurito la sua funzione in Terra Santa. Rovinò sui membri la colpa di eresia, mentre il tesoro fu suddiviso tra Ospedalieri e Giovanniti e presto sarebbe finito in potere del re. Il processo contro Bonifacio VIII fu definitivamente cassato.

Intanto destava preoccupazione la precaria salute del pontefice, il quale aveva riposto la speranza di un profondo rinnovamento della Chiesa sul nuovo re di Germania, Enrico VII. Seguendo il consiglio di Filippo e dei Neri di Firenze, che non volevano la discesa del re teutonico in Firenze, si schierò contro di lui. Colla morte di Enrico VII, nel 1313, tramontarono definitivamente le speranze dei ghibellini italiani, che avevano individuato nel re la possibilità di porre ordine nella penisola italiana.

Roberto d’Angiò fu nominato dal papa vicario imperiale in Italia e così poté conseguire i suoi interessi personali, che, ovviamente, contrastavano con quelli italiani; fu un estremo atto di debolezza del pontefice verso la politica.

Clemente V morì a Roquemare sul Rodano il 20 aprile 1314; Filippo il Bello lo avrebbe seguito il 29 novembre.

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