«Il luogo del pensiero» di Giorgio Gaber

La canzone è presente in diversi album. Fu composta nel 1997.

L’Autore guarda sempre all’essenziale, ad una vita – in fondo – libera dai fronzoli dell’immaginario e dell’apparire, in grado quindi di estraniarsi dalla follia della vita, guardandola quasi da lontano, poiché affatto partecipi della giostra quotidiana. Dove potrebbe accadere ciò, se non in un luogo inventato o vero?

Nel dominio del pensiero, ultimo ed unico rifugio dalla follia della contemporaneità, perché lontano dalle passioni e dalle inquietudini del tempo, in cui tutto è triturato, devastato. C’è ancora una volta bisogno del pensiero.

Solo in questo luogo – non luogo, l’uomo potrebbe recuperare le ansie della vita, che lo opprimono e lo distraggono, occuparsi dei suoi aspetti più intimi ed interiori, al fine di costruire un uomo davvero nuovo, perché finalmente libero di non respirare l’aria del mondo.

In questo luogo – non luogo, si recupererebbe il giusto valore d’assegnare alla morale, virtù espulsa dalla quotidianità, che somiglia sempre più al caos, determinato dalle nostre angosce e follie. L’uomo nuovo potrebbe essere finalmente assunto morbidamente irreggimentato nella contemplazione del giusto e del bello.

Si, certo… è una facile e difficile utopia immaginare un luogo – non luogo, dove l’uomo potrebbe preservare il suo cuore, per aprirlo e sconfiggere la desertificazione del brutto e dell’errore.

Eppure continuando la nostra vita normale

si potrebbe capire quello che ci serve

che ci è davvero essenziale

si potrebbe guardare con un certo distacco

quasi sorridendo

tutto quello che accade nel delirio del mondo

si potrebbe sognare un luogo immaginario

e un po’ inconsueto

un angolo inventato o forse vero.

.

Il luogo del pensiero

un rifugio dove mettersi al riparo

dall’affanno del presente e del futuro

uno spazio abitato dalle cose più vere

come un piccolo mondo che io possa contenere.

.

E allora superando le nostre ansie quotidiane

noi potremmo ascoltare soltanto

chi ci fa star bene

noi potremmo più che altro occuparci di noi

cominciando da adesso

prima che l’uomo muoia

nel grande vuoto del suo successo

noi potremmo costruire

su un terreno precario e disastrato

un individuo compiuto, cosciente e intero.

.

Il luogo del pensiero

per cercare al di là delle parole

qualche cosa che assomigli a una morale

dove un bimbo cresciuto

senza neanche un modello

possa già frequentare con rigore

il giusto e il bello.

.

Un luogo per trovare un barlume di coscienza

dai problemi del sociale alla sopravvivenza

dove il gusto della vita pur concreto che sia

non diventa mai volgare

perché ha dentro l’utopia

che è il vero luogo del pensiero

dove l’uomo del futuro sta crescendo

con l’idea di sé, ma con l’idea del mondo

dove l’uomo più solo non è mai in un deserto

se non chiude il proprio cuore

ma ogni giorno sa tenere il cuore aperto.

Coltivando quel tesoro

che è racchiuso dentro il luogo del pensiero.

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7 pensieri riguardo “«Il luogo del pensiero» di Giorgio Gaber

  1. è importante conservare quel luogo non luogo in cui raccogliere e da cui attingere “Bellezza costruttiva e istruttiva”, una necessità divenuta quotidiana nel mio caso per allontanarmi da quel disfacimento mondiale sempre più soffocante. Gaber era un poeta che ha saputo trasmettere valori accompagnandosi con la musica

    1. Cara Daniela, la drammaticità, in cui vive l’uomo contemporaneo, impone una rinuncia allo spirito critico, frutto del pensiero, immersi – come siamo – in una società consumistica e materialista.
      La Bellezza è nel mondo, ma deve essere ignorata, perché diverrebbero pericolosi i suoi seguaci agl’occhi del Potere.
      Anche tu assisti al disfacimento mondiale, in cui qualcuno forse cerca di generare un uomo senza pensiero

  2. l’uomo senza pensiero esiste già, è servo del sistema e accetta passivamente dettami comportamentali dalla maggior parte dei media; da decenni c’è un’ informazione deviata e di parte che ipnotizza subdolamente coloro che si accontentano della superficialità di quanto avviene e non si confrontano con correnti diverse di pensiero. Siamo quasi a un ritorno di medioevo nell’epoca delle connessioni. Tutto questo è tragico

    1. Sono felicemente colpito dalle tue tragiche ma – purtroppo – veritiere considerazioni. Colla sempre più progressiva ridicolizzazione e marginalizzazione dell’istituto umanistico (che univa Antonio Gramsci e Giovanni Gentile), il Potere ha depotenziato il settore critico del cittadino, perché diventasse un suddito – fedele, incapace di utilizzare strumenti logici atti alla sua difesa.
      Purtroppo il Pensiero unico trova sempre più accoliti: tutti uguali, tutti meno colti.
      Permettimi, gentile amica, di dissentire sul “ritorno al Medioevo”, epoca che espresse personalita straordinarie, che seppero essere nel Sistema, criticando nobilmente l’Apparato

      1. per ritorno al medioevo intendevo quella stasi culturale che si è verificata dopo l’età classica e che ha ritrovato luce nel rinascimento

      2. Scusami, ho interpretato erroneamente

      3. figurati, avevo semplificato troppo

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