Uno strano incontro

Una leggenda narra che tanti anni fa, una sigaraia, che lavorava in Trastevere, stava rincasando, quando, arrivata su Ponte Garibaldi, fu raggiunta da una signora, di nome Lorenza, elegantemente vestita, la quale, dopo essersi avvicinata, le chiese se poteva accompagnarla in Piazza di Spagna. Constatata l’incertezza della sigaraia, tirò fuori dal borsellino tre monete d’oro ed ottenne così il servizio. Appena le donne s’incamminarono, Lorenza le dimostrò tutta la sua tristezza ed iniziò, di sua sponte, a raccontarle i motivi di così cattivo stato d’animo.

Nata in Via delle Grotte, da babbo ottonaio e mamma casalinga, conobbe a quindici anni l’amore, grazie al cortese interessamento di un uomo, di anni venticinque, che si spacciava per conte. Il matrimonio fu presto combinato, e immediatamente si rivelò un profondo incubo per la disgraziata Lorenza, la quale ricevette innumerevoli torti dal coniuge. Scoprì presto che il consorte possedeva la chiave, per trasformare i vili metalli in oro, aumentare il peso dei diamanti, modificare della rozza lana in seta purissima. Guariva i malati attraverso l’imposizione delle mani e dedicando loro degl’infusi di erbe. Dedusse che era un mago, un mistificatore, capace di conoscere i segreti più impenetrabili, per far apparire per vero ciò che vero non era. Nonostante le grosse somme guadagnate, si rivelò un dilapidatore così da tenere sempre in povertà la moglie, che fu anche costretta a prostituirsi dietro suggerimento dell’infame marito. La sua cultura era senza confini, discettava di teologia, di storia, alchimia, musica, conosceva alla perfezione ventisette lingue, dipingeva e scolpiva: un uomo davvero speciale. Nonostante avesse provato la vergogna del meretricio, Lorenza si sentiva incatenata al marito, il quale, a volte, aveva la sfrontatezza di trattarla male, salvo financo inginocchiarsi, per chiederle scusa.

In verità, Lorenza, all’inizio delle tragiche tede nuziali, durante un viaggio, che la coppia compì a Parigi, conobbe un distinto avvocato francese. Quando il marito si accorse della possibile tresca, accusò la moglie di adulterio, e la fece rinchiudere per quattro mesi nel carcere a Santa Pelagia dedicata alle prostitute. Quando scontò la pena, fu ricolmata di gioielli e pietre preziose, perché dimenticasse quel terribile affronto.

Lorenza, profondamente esausta dalla conduzione matrimoniale, intendeva denunciare il marito al Sant’Uffizio, sicura che sarebbe caduta sopra di lei la vendetta del coniuge: Giuseppe Balsamo, conte di Cagliostro. La sigaraia allora le ricordò come costui fosse morto da almeno centocinquant’anni, ma Lorenza era convinta che certi morti fossero più forti dei vivi. Improvvisamente, la donna scomparve ed al suo posto una chiazza nera ed uno straccio grigio, agitato dal vento.

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La bbarca ch’imbarcò la mi’ signora

Tutta d’avorio se la fece fane,

D’oro e d’argento l’albero e er timone

Li viveri ‘un ve li posso mentuane.

La ggettò a mmare co’ stenti e sudori,

Credendo de sapella navigare,

La bbarca se li presero li mori

La bbella domma co’ li marinari.

Bbella se no t’aiuti col tuo ingegno,

Perdi la nave e ‘l dilicato legno.

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Sabbeto Santo me lavai la veste,

E me stesi a lo bbello ggiardino.

Trovai un ggiuvenotto tanto bbello,

Me disse se volevo prende ‘n’anello

«Nun vjojo né anello, né anellino.

Io voijo un ber cavallo costantino;

Io voijo ‘na corona de metallo.

Doppo che ho avuto ‘na bella corona

Io voijo un ber castello immezz’a Rroma,

Doppo che ho avuto ‘no bbello castello

Noijo prima la mano e poi l’anello».

Sogno? Realtà? I fantasmi, che agitano la nostra mente, in balia di ogni più piccola incertezza, che può affiorare nella nostra vita. Si scopre come in noi ci sia la capacità di renderci liberi da ogni paura, la quale proviene dall’inconsistenza dei fatti. Vorremmo essere felicemente rassicurati, coccolati da un dio, che creiamo secondo le nostre più pure aspettative, invece basta un nonnulla e la nostra mente si popola di fantasmi, che chiamiamo in mille modi diversi, che dimostrano mille volti diversi, ma che, in fondo, sono proiezioni dello smarrimento quotidiano.

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