Achille contro Ettore

Nell’Iliade, largo spazio ebbero le descrizioni particolareggiate dei combattimenti. Il culmine dell’azione epica – a nostro avviso – fu raggiunto nello scontro tra il nobile eroe greco Achille, figlio di una ninfa e del re di Ftia; e l’altrettanto nobile troiano Ettore, nato dai reali di Troia, ambedue capi dei rispettivi eserciti.

Patroclo e Menelaa (Piazza della Signoria, Firenze)

Il nobile greco aveva freddato i fratelli ed i cognati di Ettore, che, a sua volta, aveva ucciso il miglior amico del suo rivale, Patroclo.

Achille aveva in dote due armature; la prima usata nei momenti maggiormente cruenti dello scontro; la seconda, invece, indossata nel ritiro, in segno di protesta, dal combattimento, poiché era stato privato, da parte di Agamennone, del bottino di guerra: la giovane vedova, Briseide.

Grazie ai suoi natali, Achille ricevette innegabili vantaggi celesti, poiché la mamma era favorita dal continuo contatto con Zeus: i cavalli, Balio e Xanto, furono generati da Zefiro, vento dell’Ovest; la lancia di frassino dai poteri magici, poiché dopo aver colpito tornava nelle mani dell’autore dell’azione, regalo di Chirone al babbo, Peleo; la corazza invece gentile dono degli dei.

Era in grado poi di sapere, in anticipo, il suo futuro; così, quando una delegazione di soldati gli chiese di tornare a combattere, egli rifiutò, macerato dal dubbio: se avesse accettato la sfida, sarebbe morto ma avrebbe goduto di gloria peritura; se, al contrario, fosse tornato a casa, avrebbe vissuto lungamente nell’anonimato.

A causa del suo rifiuto, la guerra volse a favore dei greci, quando Patroclo gli chiese il permesso di poter indossare la sua corazza, per spaventare i nemici, che, scambiandolo per l’eroe, sarebbero così fuggiti. Il nobile gesto del guerriero ottenne i suoi effetti sperati, ma avrebbe trovato la morte a causa dell’intervento del dio Apollo, protettore della città di Troia,

Gli venne incontro, nella violenta lotta, il potente Febo.

Ma l’eroe non lo vide avanzare in mezzo al tumulto:

il nume si era fatto avanti avvolto da una folta nebbia1.      

che lo colpì sulla schiena, spogliandolo dell’armatura. Patroclo fu trafitto da una freccia troiana, e finito da Ettore, il quale pretese d’impossessarsi della preziosa armatura.

neanche tu avrai molto da vivere.

Ti sono addosso la morte e la Moira ineluttabile:

cadrai per mano d’Achille, l’infallibile Eacide.

Mentre parlava così la morte lo avvolse,                                                                                   

la vita volò via dalle membra e scese nell’Ade2

Appena Achille fu informato della triste sciagura, che aveva colpito il suo amico, comunicò che sarebbe tornato a combattere, chiedendo alla mamma, Teti, di fornirgli un’altra armatura. Efesto, il dio del fuoco, fu incaricato di soddisfare la richiesta dell’eroe, e produsse un’armatura splendida, ma non sufficiente ad evitare il triste destino di chi l’avrebbe indossata. Particolare attenzione il dio mostrò nella decorazione dello scudo, compendio della vita, che l’eroe avrebbe perso.

Teti scese dal cielo, per consegnare la nuova dotazione di guerra al figlio, che trovò piangente abbracciato al cadavere di Patroclo. Subitaneamente lo invitò a superare il dolore e quindi ad accettare le armi, che deposita in terra. I Mirmidoni, che avevano seguito il figlio del re Peleo in guerra, non osarono alzare gli occhi. L’eroe, invece, volse lo sguardo al regalo celeste, accorgendosi del carattere di divina fattura.

Tornato sul campo di battaglia, incrociò Ettore, che indossava l’armatura, che Patroclo aveva chiesto ad Achille.

ecco che allora Zeus padre afferrò la bilancia d’oro e vi posò

sopra i due destini di morte funesta: uno era di Achille, l’altro di Ettore                             

domatore di cavalli; poi la tirava in su, prendendola nel mezzo:

il giorno fatale di Ettore si inclinò verso il basso

e andò giù nella casa di Ade3.

All’eroe greco si avvicinò Atena:

Oggi finalmente noi due assieme, splendido Achille caro a Zeus,

riporteremo una grande vittoria agli occhi degli Achei, presso le navi,

uccidendo Ettore mai sazio di battaglie4.

Quindi lo avvisò che sarebbe andata da Ettore, mimetizzatosi quale Deifobo, il di lui fratello:

adesso avventiamoci contro di lui a combattere,

non si risparmino le lance! Così si vedrà se Achille

ci ucciderà entrambi, portando le spoglie insanguinate                                                          

alle navi ricurve o se viene ucciso lui dalla tua lancia5

i duellanti si avvicinarono, ponendosi l’uno di fronte all’altro

Più non ti fuggirò, figlio di Peleo: sono scappato tre volte

intorno alla grande città di Priamo, senza mai trovare il coraggio

di affrontare il tuo assalto; ma ora il cuore mi ha spinto

ad affrontarti: ti ucciderò o verrò ucciso da te6

Ettore propose un patto:

nel caso in cui Zeus

darà a me la vittoria ed io ti toglierò la vita;

dopo averti predato delle tue belle armi, Achille,

restituirò il corpo agli Achei; e tu farai altrettanto7

Achille rifiutò qualsiasi accordo

non possiamo essere amici io e te; né ci saranno                                                             

patti fra di noi, prima che uno dei due cada a terra

saziando di sangue Ares, il guerriero armato di scudo8.

Achille per primo scagliò la lancia, che fu schivata dal destinatario del colpo, ma Atena riconsegnò la preziosa arma dall’eroe greco. Ettore, a sua volta, tirò la sua lancia, che imbatté contro l’Efesto scudo del nemico. Rimasto senza armi, chiamò il fratello, Deifobo – Atena, ma non lo vide nei suoi pressi; quindi, sconsolato:

Ahimè, davvero gli Dei mi hanno invitato alla morte:

io credevo che mi fosse vicino l’eroe Deifobo,

invece è dentro le mura ed Atena mi ha tratto in inganno.

Mi è accanto ormai la morte funesta; non è più lontana                                                       

e non c’è scampo: da un pezzo questo volevano

Zeus ed il figlio di Zeus, il Saettatore, che pure in passato

benigni mi proteggevano; ma adesso m’incalza il destino9.

Il troiano decise di morir da vero eroe, e sfoderata la spada si avventò su Achille

pieno di furia selvaggia in cuor suo

Il corpo del nemico era ben coperto, ma

era scoperto il punto dove il collo divide dalle spalle la clavicola:

alla gola, dove la fuga della vita è più rapida;

lì lo colpi Achille divino con l’asta, mentre attaccava;

la punta passò da parte a parte, attraverso il tenero collo;

ma il frassino armato di bronzo non tagliò la trachea,

affinché potesse parlargli, rispondendo alle sue parole10.

Mentre Ettore cadeva nella polvere, gli rimproverò la morte di Patroclo, quindi si definì guerriero molto più forte,

di te cani ed uccelli                                                                       

faranno scempio, a lui daranno sepoltura gli Achei11

Ettore lo pregò che il suo corpo non fosse gettato agli animali, perché ne facessero scempio; ed in cambio di oro e bronzo restituisse il suo cadavere

alla mia casa, perché con il fuoco

mi onorino, quando sia morto, i Troiani e le loro donne12.

Le pietose richieste furono puntualmente respinte dal vincitore.

Ettore allora vaticinò:

Bada piuttosto che io non diventi per te vendetta divina

il giorno in cui Paride e Febo Apollo, per quanto

bravo, ti ammazzeranno davanti alle porte Scee13.

Poi la sua anima raggiunse l’Ade.

.

(1) Iliade, Canto XVI, vv. 788 – 790

(2) Iliade, Canto XVI, vv. 852 – 856.

(3) Iliade, Canto XXII vv. 208 – 213.

(4) op. cit. vv. 216 – 218.

(5) vv. 243 – 246.

(6) vv. 250 – 253.

(7) vv. 256 – 259.

(8) vv. 265 – 267.

(9) vv. 297 – 303.

(10) vv. 323 – 329.

(11) vv. 335 – 336.

(12) vv. 342 – 343.

(13) vv. 358 – 360.

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