Delitto Matteotti: l’interrogatorio del generale Emilio De Bono, nei commenti della stampa dell’epoca

Emilio De Bono (1866 – 1944)

La Stampa del 10 luglio 1924 informò l’opinione pubblica sull’avvenuto interrogatorio, cui era stato sottoposto da parte degl’inquirenti il generale De Bono. Alla fine dell’inquisizione, durata sei ore, non furono rilasciate delle dichiarazioni.

Il Giornale d’Italia commentò: «L’istruttoria va acquistando sempre maggiore concretezza. Ormai può dirsi che le maggiori responsabilità sono accertate. Rimane ancora a sapere della fine del cadavere. Anche su questo punto forse non tarderà a farsi la luce.

Finora sono stati sentiti numerosi testimoni, che hanno messo in evidenza circostanze gravissime e sono stati sottoposti gli arrestati ad un fuoco continuo di contestazioni, che ha finito per far modificare in alcuni imputati il contegno irritante e la tesi difensiva».

Il mistero del cadavere. Alcune testate riferirono che la presidenza degli Ospedali riuniti di Roma ebbe a diramare un comunicato, in cui si affermava che «in nessun ospedale o camera incisoria di questo è stato mai trasportato il cadavere dell’ucciso deputato unitario».

L’ombra della Massoneria. Il Popolo continuò la pubblicazione sui rapporti tra la ceka del Viminale e la Massoneria di Piazza del Gesù attraverso Cesare Rossi, che smentì le dichiarazioni del Gran Maestro, Raoul Palermi «riguardo all’appartenenza di certi capi fascisti nella Massoneria e riguardo alla proposta che lui, Palermi, avrebbe fatto a Finzi, di entrare nella Massoneria, citando anche e lasciandogli intendere che aderente ad essa fosse lo stesso onorevole Mussolini.

Benito Mussolini (1863 – 1945)

Nell’imminenza delle elezioni politiche del 6 aprile 1924, il Palermi, sia nella sua rassegna massonica sia in una circolare per la stampa, raccomandava a tutte le Logge da lui dipendenti la lista ministeriale fascista e quelle fasciste-bis, dicendo che in quelle liste erano numerosi “Fratelli” affiliati a Piazza del Gesù».

Sempre Il Popolo narrò di «un piemontese che dimorava a Padova e vi rappresentava una casa commerciale di Genova, il quale fu eletto Venerabile di una Loggia che si è poi allontanata dall’Obbedienza di Piazza del Gesù. Fra gli altri motivi il suddetto Venerabile, all’insaputa dei Fratelli, affidati alla sua guida, affittava il tempio massonico ad uso di bische notturne ricavandone un forte nonché illecito e scandaloso lucro personale.

Ebbene, questo signore, che poi ha dovuto abbandonare la sua residenza nella città veneta per alcune disavventure e disinvolture commerciali, aveva in altri tempi avuto rapporti sportivi con il Finzi e conservato con lo stesso amichevoli relazioni. Fu chiamato a Roma dal Palermi e messo alle costole dell’allora sottosegretario agli Interni, prima e dopo il voto di incompatibilità, con il mandato di assicurare la riluttante clientela alla bottega di Piazza del Gesù».

Il giornale rimarcò sugli stretti rapporti tra la Direzione Generale della Pubblica Sicurezza e la Massoneria di Piazza del Gesù, cioè fra il Gran Maestro, Palermi, e il generale De Bono.

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