Diario storico: 20 Settembre 1919. La presa di Fiume nel racconto dei giornali dell’epoca

Sabato 20 settembre 1919, l’articolo di fondo de La Stampa fu dedicato ad un’attenta analisi della situazione di Fiume.

L’articolista rilevò come il Governo italiana avesse classificato l’azione  come «un episodio d’anarchia e d’avventura, mirante negli inizi e nei risultati ad aggravare la presente crisi statale o nazionale che dir si voglia. Questa impresa, che, prolungandosi, di giorno in giorno, accresce indubbiamente la propria gravità di significazione e di effetti, non ci sarà modo di trarla, in vece, con l’aiuto di tutte le volontà migliori, ad un risultato utile pel nostro Paese, equo quanto dignitoso?»

Se il Governo garantisse la difesa sacrosanta dei supremi valori dello Stato; se tutte le forze civili e militari, che in un primo momento credettero nella bontà dell’azione, sentissero che l’ora delle lotte è terminata, si potrebbe rapidamente arrivare ad una soluzione.

«Dopo quattro anni di guerra rovinosa, questa non è più l’ora degli esperimenti o degli errori o dei molti o dei pochi, né dei sogni né dei gesti, né delle lacerazioni interne delle follie internazionali: questo, è il tempo che segna o il principio della ricostruzione paziente o il precipitare delle dissoluzioni mortali; è il tempo nel quale o si comincia sul serio a rifare l’Italia o altrimenti si finirà col disfarla».

Gabriele D’Annunzio (1863 – 1938)

La situazione a Fiume. Secondo il Popolo romano: «il Governo francese avrebbe diffidato il comandante D’Annunzio di astenersi dal toccare i magazzini di viveri delle riserve appartenenti il Corpo di occupazione francese ed ai Corpi serbi. La Francia avrebbe anche minacciato, nel caso di arbitrario uso, di un intervento che potrebbe andare sino al bombardamento delle località occupate dalle truppe all’ordine del poeta.  

Le ultime conferenze dei parlamentari fiumani con Gabriele D’Annunzio farebbero sperare che a Fiume sarà dichiarata dagli alleati città italiana sotto la sovranità d’Italia, egli accondiscenderà a trattare il suo ritorno ripristinando a Fiume quella situazione legale che ora latita, cioè la città sarebbe presa in consegna da un generale italiano in nome dell’Italia. 

La questione del porto verrebbe, in questo caso, risoluta mercé l’intervento amministrativo della Lega delle Nazioni. Questa soluzione dipenderà dalla risposta che darà Wilson per l’approvazione del concordato, risposta che sarà comunicata al Governo italiano dall’ambasciatore americano e questa notte si attendeva perché ancora una volta sollecitata.

Pietro Badoglio (1871 – 1956)

Sono da smentirsi recisamente le notizie pubblicate da qualche giornale, e trasmesse anche all’estero, cioè che il generale Badoglio abbia disposto la rottura dei ponti, l’escavazione di fossati, l’interruzione di strade di comunicazione, ed altre cose del genere, per impedire il collegamento con i nuclei di D’Annunzio. Di vero vi è soltanto che lo schieramento delle truppe sulla linea d’armistizio è completo».

Il giornalista della Tribuna, Baroni, uscito da Fiume nel pomeriggio del giorno 17, recò al popolo di Venezia il seguente dispaccio:

 «Veneziani, fratelli miei, non mai tanto cari quanto in questa ora di sobrie ebbrezze vi rivolgo il mio saluto attraverso impedimenti che superiamo e rovesciamo colla potenza dello spirito. Se voi poteste sapere, se voi poteste vedere quel che fu compiuto nel giro di un giorno, conoscereste quale sia la potenza dello spirito, vi sollevereste, ed avreste il coraggio di scrollare il gioito vergognoso.

Volete notizie precise e concise? Eccole: sono padrone assoluto di Fiume, delle navi del porto, del territorio di una parte della linea di armistizio; i soldati non obbediscono che a me. L’esercito vittorioso, disgregato e vituperato in patria, si ricostituisce intorno al mio grido e si rinsalda, si solleva, si riaccende. Nessuno potrà poi dirmi da qui dove è l’Italia vera. La nuova Italia rimarrà secondo la parola di Roma ottimamente. Ma se voi non vi sollevate, siete indegni di chiamarvi italiani.

Gli italiani sono a Fiume, contro tutto, contro tutti, fonderanno in Fiume la nuova patria. Nu con ti! E’ questa la vostra risposta, o veneziani? Aggiungete la prova dei fatti. Addio e arrivederci.

16 Settembre 1919

GABRIELE D’ANNUNZIO»

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