«La gelosia! Io no so, io non comprendo». Gabriele D’Annunzio a Barbara Leoni

Jersera fra il dolore spirituale, ebbi un assalto furioso di desiderio, di lussuria, di sfrenata brama verso di te. Tutta la tua nudità lasciva, tutte le tue più profonde libidini, tutte le voluttà più ardenti e più micidiali mi sorgevano nella memoria, mi tentavano, mi torturavano. E, tra le visioni torbide, una gelosia vaga si moveva in fondo a me. La gelosia, la gelosia! Perché io non so, io non comprendo.

Addio, sii buona, e pensami sempre, e sii sempre tutta pura, tutta quanta di me; e aspettami.

Quando di rivedrai; quando metterai la tua bocca su la mia bocca, quando sentirai la mia carne su la mia carne e il mio cuore sul tuo cuore, sentirai che nulla è cambiato. E io ti darò ancora ebrezza senza fine, l’oblio de’ dolori.

(21 agosto 1888)

La notte, riposo per gli uomini, tormento per gl’innamorati e per chi ama. Il dolore anzitutto si manifesta nella via spirituale in quello spasimo, che sembra toccare anche il muscolo del cuore, che frena il respiro e così tutta la pesantezza di un simile stato raggiunge il corpo esausto e sfinito. In quel momento, un’altra immagina si compone, per scontrarsi, onde rendere ancora più pesante e insopportabile la situazione: il desiderio, la lussuria, la brama di lei. Il dolore spirituale non è altro che il messaggero di pensieri lussuriosi, di desideri proibiti, di palpiti carnali; amare, possedere, ricevere, amare, un circuito ferale, ma spesso la morte è dolce assai, quando i due corpi si fondono e si cessa l’uno, per divenire altro. Lei nuda nella stanza, spogliata di ogni pudicizia, di ogni afflato spirituale e desiderosa di essere la vittima, per rendere vittima un’altra vita. Lei lasciva in atteggiamenti che accecano la vista, che inducono a scuotere il capo, perché un’altra manifesta bellezza si affaccia nello schermo della nostra vita. Ed allora, il contatto è immediato con il passato peccaminoso, lascivo, erotico, pulsante di sudori, che scivolano lentamente sulla pelle degli amanti. La memoria è lo strumento, attraverso il quale godere, perché ci riconsegna il nostro passato, frutto del già vissuto, ma che ancora è vivo nel presente e, siccome lei non è qui, quella celestiale visione di lei diventa solo atroce tormento, perché i ricordi non si possono acchiappare, non si possono stringere tra le mani.

E la gelosia! Perché la gelosia? Lei è mia, eppure sono geloso; vorrei che fosse stata solo mia; vorrei annullare il suo passato ed impedire al suo futuro di sorgere, per bloccarla in questo presente di vaghezza e languori. La gelosia è davvero fastidiosa, una lama di coltello che penetra incredibilmente nella carne dei pensieri, dilaniandoli, sciogliendoli, liquefacendoli. Inspiegabile questa maledetta gelosia!

Eppure verrà il giorno, in cui ti incontrerò ed allora, dobbiamo aspettare, attendere che quel tempo maledetto annulli la distanza e riavvicini chi si ama in un punto comune ad entrambi, per essere ancora uno. Bocca sulla bocca, carne sulla carne, cuore sul cuore e così finalmente anche la mente sarà placata e dalla pacatezza rinasceranno le energie per quell’ebbrezza, capace di non attendere il passar del tempo, perché nell’oblio del tutto trova la sua irrequieta nostalgia d’amore.

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