Giaches De Wert e Tarquinia Molza: un amore artistico

Nel XVI secolo, le Corti italiane ospitarono molti musicisti fiamminghi, preferiti ai colleghi europei grazie alla preparazione tecnica e ciò indusse il giovane De Wert ad intraprendere un viaggio verso la Penisola, al fine di raggiungere la celebrità, come molti dei suoi connazionali. La fiducia fu presto accordata da Maria de Cardona, marchesa della Padulla, che lo assunse quale putto cantore; quindi passò al servizio della Corte di Novellara e Bagnolo retta dai Gonzaga, dove poté esercitarsi anche nella musica da camera, componendo diversi madrigali, raccolti dai tipi di Antonio Gardano nel 1558. Desideroso di proporre le sue composizioni presso corti più manifestamente celebri, il De Wert, nel 1568, si spostò a Mantova, dove regnava l’accorto terzo duca, Guglielmo Gonzaga, vero artefice della fioritura artistica del piccolo regno. Egli accolse benignamente il musicista, avendolo precedentemente conosciuto in occasione del matrimonio tra Alfonso I di Gonzaga e Vittoria di Capua, celebrato nel 1567 presso la Corte di Novellara. Il nuovo arrivato suscitò immediatamente gelosie ed invidie da parte dei colleghi, a causa della sua nomina quale Maestro di Cappella, cosicché, trovandosi invischiata la moglie in una relazione extra coniugale, si adoperarono, al fine di ridicolizzare il De Wert, il quale se ne sarebbe poi lamentato col Duca, indirizzandogli una lettera nel marzo del 1570. Guglielmo Gonzaga gli rinnovò la sua amicizia e stima, tantoché le ventilate dimissioni del Maestro rintrarono, mentre la moglie, successivamente, sarebbe stat accusata di complicità nell’ambito  di un grave delitto.

Intanto nella Corte di Novellara, Alfonso I continuava ad occuparsi di studi piuttosto che di uffici governativi e, quando nel 1577, morì il fratello Francesco I, rischiò di perdere la vita, perché il nipote Claudio soddisfacesse, pur essendo figlio naturale del deceduto, pretese ereditarie sui feudi e beni della primogenitura. Riuscì quindi ad ottenere la legittimazione dal Conte Palatino e brigò alla Corte dell’Imperatore, chiamando in causa gli zii, che avevano sostenuto il mantenimento dell’irriconoscente nipote, tramando l’assassinio della coppia, appiccando il fuoco nel Collegio dei Gesuiti, dove avevano preso alloggio gli sventurati, che non caddero nella trappola. Riuscì a sfuggire alla giusta pena, lasciando in ambasce tutti i suoi complici, tra cui la moglie del De Wert, che furono arrestati. Filippo I d’Este, Duca di Ferrara, provvide alla formazione di una giuria, che proclamò l’impiccagione sulla pubblica piazza per alcuni congiurati, il carcere e la confisca dei beni anche alla moglie del Compositore, che sarebbe morta prigioniera. Il De Wert fu assai colpito dalla vicenda, di cui era stato vittima Alfonso I, suo benefattore. Deceduta la rea moglie, provvide ad assicurare ai figli la successione nei beni della madre, ricevendo il diniego dai Conti di Novellara, che decisero il sequestro dell’ingente eredità. Il De Wert allora si rivolse a Filippo I d’Este, Duca di Ferrara, che aveva provveduto alla costituzione della giuria.

Il Duca Alfonso II d’Este, essendo privo di prole, conduceva una vita estremamente dispendiosa, intento ad organizzare sontuose manifestazioni artistica nella sua Corte, assecondato dalle sorelle Anna, Lucrezia ed Eleonora, dal fratello Cardinale Luigi e dallo zio Cardinale Ippolito. Il De Wert prese più volte parte ai festeggiamenti e veglie della Corte, avvicinando la celebre poetessa Tarquinia Molza, istruita in filosofia e teologia, traduttrice di opere dal greco e dal latino ed autrice d’ogni sorta di componimenti in lingua volgare. La sua fama si era accesa in tutta Europa, incuriosendo l’Imperatore di Germania, Mattia d’Asburgo, che ne chiese la presenza in Corte, ma ella preferì, il 25 aprile 1583, porsi al servizio della duchessa di Ferrara, Margherita Gonzaga, come dama d’onore.

Durante i suoi studi, la Tarquinia aveva appreso anche le regole della composizione, si accompagnava colla viola o col liuto, cosicché avrebbe organizzato un celebre concerto di dame presso la Corte Estense. Tra il De Wert e la Molza nacque un sincero affetto, avversato dai soliti cortigiani, che accusarono la coppia di essersi baciata. Il Conte Scipione Sacrati fu incaricato dal Duca, Alfonso II, di pretendere le dimissioni della dama per ragioni di salute. Fallaci furono le azioni, svolte dalla Tarquinia, presso la coppia ducale, al fine di scongiurare l’ipotesi forzata della partenza e così presto si scatenarono pettegole considerazioni nel Ducato. Ella fu inviata, nell’ottobre 1589, a Modena, il cui governatore, il conte Ferrante Estense Tassoni, avrebbe dovuto attentamente vigilare sulla condotta morale, intercettando eventuali missive del De Wert.

Finì così la relazione tra il compositore fiammingo e la poetessa, che, ritiratasi a Roma in casa della madre, proseguì a dilettarsi in cose musicali, applicandosi agli studi, nei quali risulterà sempre più celebre, tantoché l’11 dicembre 1660 riceverà l’onore, mai concesso ad una donna, della cittadinanza romana.

Morì l’8 agosto 1617 all’età di 75 anni.

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