31 Luglio 2012. Continua il tour

L’ultimo giorno di libertà dagli impegni professionali mi permette di dedicare, gran parte della mattinata ad ulteriori visite.
Sto per recarmi alla zona di Gwanghwamun (in cui ieri ho visitato l”omonimo palazzo), per recarmi alla “Mostra permanente sulla vita di Re Sejong”, che si trova nella piazza, di fronte allo storico palazzo.
 Uscendo dalla metro, passo di fronte alla porta principale del palazzo; in quel momento, una coppia con bimba piccolina sta scattando delle foto. Il papà fotografa la moglie con la figlia, che regge un ombrellino coprisole. Le passo accanto sorridendo e la bambina mi regala il suo di sorriso: ho cominciato davvero bene la giornata.

La porta di Gwanghwamun

Lascio la famiglia alle mie spalle, per incamminarmi verso la mia meta. Passo accanto al Museo nazionale di Storia contemporanea, che sarà inaugurato il prossimo novembre (bisognerà tornare a Seul, che ne dite?) e, praticamente attaccata, la super blindata Ambasciata degli USA; alla mia destra il monumentale Sejong center for the Performing arts.

Il Museo Nazionale di Storia contemporanea,
che sarà inaugurato in Novembre
Il mastodontico Sejong Center for Performings Arts

Al centro della piazza, la statua di Re Sejong, assiso in trono con un libro aperto nella mano sinistra.

Re Sejong

Chiedo scusa a Sua Maestà, perché, per recarmi alla Mostra, dovrò necessariamente voltarmi e dargli le spalle.

L’ingresso della Mostra.

L’ingresso si trova dietro alla grande statua; una poliziotta vigila, tenendo tra le mani una trasmittente.

Tre rampe di scale da percorrere e siamo arrivati.

L’ingresso sotterraneo della Mostra.

Un corridoio con, alla sinistra delle proiezioni di oggetti antichi, a destra delle scene di vita.

Due quadri enormi che riproducono un documento antico. Alla fine di questo corridoio, si apre la sala dell’esposizione. La parte sinistra è occupata da una piccola mostra di strumenti antichi della Corea dell’epoca di Re Sejong e, come sottofondo, musiche eseguite con gli strumenti esposti. Lo strumento “Oh”, una tigre dallo sguardo cattivo.

Lo strumento musicale “O”

Il “Chiug”, una cassa irregolare chiusa con un’unica apertura su un lato, dove è inserito un grosso mazzuolo.

Lo strumento musicale “Chiug”

Il Gayageum, su una base di legno sono poste 12 corde.

Lo strumento musicale “Gayageum”

Il “Pyonjung”, un bellissimo e coloratissimo strumento composto da campane.

Lo strumento musicale “Pyonjung”

E’ la volta di altri oggetti, sempre dell’epoca del nostro Re.

Il Jeokdoui: è uno strumento per l’osservazione astronomica, sviluppato durante il regno del Re Sejong, inventato da Nam Byeong Cheol, per osservare, più facilmente e comodamente i corpi celesti.

Lo strumento per l’osservazione astronomia
“Jeokdoui”

Il Singijeon: è una freccia – razzo a propulsione, che è stata inventata nel 1448 (trentesimo anno del Re Sejon), sulla base del Juhwa (arma a razzo), inventato da Choe Mu Seon di Goryeo.

L’arma Singijeon

Il Singijeon e Hwacha: costruito nel 1448 è una freccia – razzo, che aveva un sacchetto legato, contenente polvere da sparo.

L’arma Singijeon e Hwacha

La parte culturale
Viene descritta la nascita della cultura coreana, che è un poco figlia di quella cinese; non parleremo solo del nostro Re Sejong, ma anche di altri Re, che hanno contribuito all’indipendenza della cultura coreana da quella cinese.

“Hunmin Jeongeum Eonhaebon”

La parte culturale inizia con il Hunmin Jeongeum Eonhaebon: è la traduzione in lingua coreana dall’originale cinese Hunmin Jeongeum Eonhaebon. Appare nella prefazione del Primo libro “Worin Seobko”, che descrive la genealogia di Buddha, pubblicato nel 1459 (durante il quinto anno del regno di Re Sejo). E’ formato da 15 capitoli e sono presenti, contemporaneamente, sia la versione cinese, che quella coreana.

“Dongguk Jeongun”

Il Dongguk Jeongun: è un libro fonologico della lingua coreana, pubblicato nel 1448 (trentesimo anno del regno di Re Sejong). E’ il primo libro, che trascrive la traslitterazione coreana dai caratteri cinesi. E’ composto da 6 volumi e fu stampato, usando gli stessi caratteri mobili coreani del libro Hunmin Jeongeum Eonhaebon.

Il Worin Cheongang Jigok: è un libro, scritto da Re Sejong nel 1447 (ventinovesimo anno del suo regno), dopo aver letto il Seokbo Sangjeol (Episodi della vita del Buddha). Il libro, suddiviso in tre tomi, contiene 500 odi in lode del Buddha.

“Worin Cheongang Jigok”
“Sokbo Sangjeol”

Il Sokbo Sangjeol: il Re Sejong, nel 1447, ordinò al Principe Suyang di compilare questo libro, per consolare l’anima defunta della Regina Soheon. Questo libro descrive la vita del Buddha.
A differenza di altri libri coreani, basati su libri scritti in caratteri cinesi; non c’è una versione cinese di questo libro, che fu scritto interamente in lingua coreana. Presumibilmente era composto di 24 tomi ed è uno strumento utilissimo, per comprendere lingua coreana di quel periodo.

L’Hunmin Jeongeum Haeryebon: è il libro promulgato da Re Sejong, dopo la creazione dell’alfabeto coreano: l’Hangeul.
Sono raccolti i principali dibattiti del Re, precedute da prefazioni esplicative, scritte dagli studiosi della “Sala degli Eroi” e di Jeong In Ji. Fu, forse, pubblicato nel 1446.
Offre preziosi spunti per lo studio della lingua coreana medievale. E’ considerato il settantesimo “Tesoro della Nazione Coreana” e, dal 1997, “Memoria del mondo” da parte dell’Unesco.

“Hunmin Jeongeum Haryebon”

Il Yongbi Eocheonga: è stato il primo libro scritto in lingua coreana (Hangeul) con la versione cinese a fronte. Prima della promulgazione del Hunmin Jeongeum, Sejong scrisse questo poema epico in lingua coreana. Il poema loda il fondatore della dinastia Joseon.

“Yongbi Eocheonga”

Con quest’ultimo libro termina la parte dei documenti storici, raccolti ed offerti alla visione del pubblico. La mostra continua con l’illustrazione su dei pannelli della nascita della lingua coreana.

Il Hunmin Jeongeum (l’alfabeto coreano) fu creato nel mese lunare di Dicembre del 1443; per tre fu sottoposto ad analisi e miglioramenti, prima di essere promulgato.
Originariamente, furono creati 28 caratteri alfabetici e da questi originari, oggi se ne conservano 24. Alcuni caratteri alfabetici furono creati, imitando la produzione dei suoni dell’apparato vocale.
La lingua coreana (Hangeul) è formata da consonanti e vocali. L’Hangeul è un sistema fonemico, ma basato sulla formazione di unità sillabiche. La sillaba è costituita da un primo suono, un suono centrale e da un’ultima consonante.
Al giorno d’oggi, 19 consonanti sono usate come primo suono. Ventuno vocali sono usate come suono di mezzo, mentre le consonanti finali delle sillabe includono 16 consonanti singole e 11 consonanti congiunte o doppie consonanti. A proposito delle principali creazioni di consonanti, le consonanti di base furono creati, imitando la pronuncia degli organi vocali ed altri caratteri furono sviluppati sempre partendo dal carattere di base.

L’alfabeto coreano

Le tre vocali di base sono state concepite, imitando l’essere umano. Questa scelta segue la filosofia orientale, secondo la quale il cielo, la terra e gli esseri umani sono il fondamento di tutte le cose. Le vocali sono state migliorate, non soltanto tenendo conto dei suoni, ma anche rispettano alcuni principi filosofici.

L’attuale Hanguel si presenta come una combinazione di linee, ma, quando fu creato l’alfabeto coreano era una combinazione di punti e linee

Le vocali coreane, come erano scritte anticamente

L’intero sistema del Hunmin Jeongeum (l’alfabeto coreano) è stato migliorato, nel tempo, usando le 5 consonanti di base e le 3 vocali ed aggiungendo dei tratti sopra. L’Hangeul fu inventato 500 anni fa dal Re Sejong ed oggi permette di avere informazioni digitali di migliore e più veloce qualità rispetto ad altre lingue. E’ la lingua più scientifica e più adatta a combinarsi con le tecnologie digitali.

A chiusura della Mostra, la riproduzione del trono della dinastia Choseon.

La riproduzione di u trono della dinastia Choseon.


La storia dell’ammiraglio Yi Sun Shin.

S’inizia con… il negozio di souvenir, poi in sei pannelli è descritta la sua vita.

Iniziò le arti marziali all’età di 22 anni ed a 28 anni si sottopose all’esame militare, non passandolo a causa di una precedente caduta da cavallo. Nonostante tutto, continuò ad applicarsi seriamente e riuscì ad essere promosso all’età di 32 anni. Dopo la terribile sconfitta nella battaglia navale di Chilcheonnyang, subita dall’ammiraglio Won Gyun, Yi Sun Shin fu chiamato come comandante di tre provincie meridionali.
Aveva a disposizione soltanto 12 navi da guerra e la battaglia contro i Giapponesi si sarebbe rivelata, ancora una volta, un’ennesima disfatta della marina coreana.
Yi Sun Shin riuscì a motivare i suoi uomini, ottenendo una vittoria schiacciante ed inaspettata sui nemici nipponici.
Quando il generale Shin Lip chiese al Re di sciogliere la flotta, Yi Sun Shin perorò la causa di non scioglimento. Rimase sempre allerta e vigilante, rafforzando la flotta coreana, facendo costruire nuove navi da guerra (Panokseon) e armandole di tutto punto. Predispose un nuovo sistema efficace di difesa delle coste della penisola coreana, costituito da catene di ferro.
In questo modo, riuscì a difendere il mare coreano dagli attacchi dei nemici.
Il Doksongsa è la recensione del libro, che Yi Sun Shin scrisse, dopo aver letto “La storia della dinastia Songsa”, in cui si narrano le vicissitudini del Primo Ministro, Yi Gang, dimessosi a seguito delle accuse, mosse dai suoi oppositori. Commentando quest’episodio, Yi Sun Shin scrisse che il modo migliorare, per lavorare per il Re, era morire e non dimettersi.

Servì la sua patria con il rango di soldato, da cui fu spogliato, quando la Corea subì un attacco improvviso. La seconda volta, che fu spogliato del rango di militare, fu, quando disobbedì ad un ordine del governo di attaccare Gato Kiyomasa, durante l’invasione, da parte dei giapponesi, della Corea, essendo stato sospettato di essere un collaborazionista. Tornò come comandante delle tre provincie del sud, quando la nazione coreana corse grave pericolo.

Al centro della sala, una nave, simbolo del nostro intrepido ammiraglio, raccoglie le attenzioni (e non solo) dei tanti bambini presenti, accompagnati dalle mamme. E’ la riproduzione del 55% in scala della nave, comandate da Yi Sun Shin.

La prua della nave
L’interno della nave

Nell’ala sinistra, è possibile interagire con lo schermo, attraverso alcuni strumenti di bordo della nave e, per esempio, si può guidare la nave oppure giocare ad una gigantesca guerra navale.

L’immancabile biografia del nostro eroe, trasmesso sul megascreen, sottotitolato in inglese.

Custodite dietro una vetrina delle armi: un cannone Cheonja, delle spade Janggeom e delle frecce Jangjeon

Le armi: cheonja, Janggeom e Jangjeon

Accanto, un’altra vetrina, dietro la quale si può ammirare la spada Chamdo, la borsa del comandante “Dodokin”, due trombe di guerra Goknabal.
Qui termina la mostra, dedicata ad Yi Sun Shin.

Le armi: Chamdo, Dodokin, Goknabal.

Accanto, un’altra vetrina, dietro la quale si può ammirare la spada Chamdo, la borsa del comandante “Dodokin”, due trombe di guerra Goknabal.
Qui termina la mostra, dedicata ad Yi Sun Shin.

Il Museo dell’arte di Seul.
Proseguo il mio tour a piedi. Raggiungerò ora la zona di City Hall, per visitare il Museo dell’Arte. Uscito e salutato Sua Maestà, il Re Sejong, vedo, poco più avanti, la statua di Yi Sun Shin.

Supero l’incrocio di Saemunan road, l’ingresso dell’Hotel Koreana, cos’è? L’impugnatura di un joystick? Ah, no! è la parte finale di un grattacielo!

L’impugnatura di un joystick?

Passo davanti al palazzo Deoksugung e lo costeggio, infilandomi in una via stretta e tanto trafficata da pedoni ed alla mia destra il Museo dell’Arte di Seul .

Il palazzo Deoksugung
L’ingresso del Mema di Seul.

Entrando nella hall, dominata da colori chiari sono sorpreso dalla prima forma d’arte: la scritta “The End” ed, a destra, “Imperfect flight”, un manichino d’uomo, appeso ad una sfera di Ahn Kyu Chul.

“The end” e “Imperfect flight” di Ahn Kyu Chul

Nella prima sala il ritratto di Brad Pitt ed Angelina Jolie di Hwang In Ki.
“Allegory of painting”, un ventilatore ed una aspirapolvere accesi su un foglio di giornale; “The window”, un coloratissimo quadro con un piccolo foro sotto il centro e “Kafkaesquely”, il disegno di una stanza con una sedia, una tenda sullo sfondo, degli oggetti poggiati contro il muro sulla sinistra e qualcos’altro, che non capisco di sulla destra di Choi Gene Uk.

“Allegory of painting” di Choi Gene Uk.
“The window” di Choi Gene Uk
“Kafkaesquely” di Choi Gene Uk.

“Mr. Dead who lived deodly life, died sticking out his tongue while suspending in the air, weird”, un’impressionante cassa da morto dale dimensioni naturali con dentro un manichino, vestito elegantemente con la lingua fuori dalla bocca. La bara, esternamente, ha dei mattoncini Lego attaccati di Whang In Kie.
“Butterfly white”, una sedia supergigante con lo schienale verde “macchiato” di bianco ed il sedile bianco con delle incisioni; dal lato opposto l’identica “Butterfly yellow” di Rhee Ki Bong.

“Butterfly white” di Rhee Ki Bong
“Butterfly yellow” di Rhee Ki Bong

Il bel quadro, “Don’t look back”, di un uomo con la testa a forma di missile, lanciato al galoppo di Kim Ji Won.

“Don’t look back” di Kim Ji Won

“Goal in, goal out”, un quadro riproducente una palla, che sta entrando in canestro da basket di Yoon Young Seak.

“Goal in, goal out” di Yoon Toung Seak

Quindi la collezione di Chun Kyung Ja.

Una parte della sala è occupata dalla riproduzione del laboratorio dell’artista.
Mi colpiscono dei quadri, riproducesti cammelli, bambine che passeggiano, una donna nuda sul letto (“Nude IV”); molto descrittivi i suoi quadri e pieni di colore vivo e pungente, come “The house of Hemingway, Midwest”, immersa nel verde. “Pueblo race”, due indiani d’America sullo sfondo di un villaggio.
“Black jazz”, la riproduzione di un’orchestrina jazz.
“Cats”, uomini e donne travestiti da gatti.
“Cuzco market”, in cui tante persone sono dipinte di spalle, mentre vedono della merce esposta su dei banchi di un mercato.
“Iguasu”, delle cascate d’acqua a forma di mani.
“Varanasi, India”, il santone immortalato, mentre suona uno strumento ed ha al collo un serpente.
“Madonna trasformed into a vase”, il viso della celebre popstar funge da vaso e dai suoi capelli spuntano delle rose.
“The poetry of woman”, il ritratto di una donna formosa nuda con una sigaretta tra le dita e lo sguardo fisso nel vuoto, come se stesse in trance.
Molto comunicativa la sua pittura e, quanto meno, non lascia perplesso il visitatore.
Al secondo piano, altre due sale con lavori di artisti coreani, di cui manca la traduzione inglese dei lavori.
Mi colpisce il quadro di Ahn Chang Hong “Ki nyom sagin”, in cui sono ritratte gruppi di persone, che sono state fotografate, senza occhi!
“Namu Amithabul” di Ahn Sung Geum, dei volti in bianco e nero di Bonzi, ognuno con uno sgaurdo diverso.
“Maemui Gil” di Shin Sung Geum, un tavolo con sopra dei frammenti di corpi uniti al cibo e sullo sfondo un piccolo gruppo di uomini vestiti di nero, molto spettrale. “Soupeul hanghan mun” di Min Jung Ki, più ritratti della stessa modella nuda con sullo sfondo scene di protesta dei lavoratori.
“Pung kyong” di Min Jung Ki, una bellissima scena di campagna, che emana serenità.
“Mounyo” di Kim Jeong Heon, una mamma e la figlia sorridenti all’interno di un televisore gigantesco.
Riguadagno l’uscita, dopo aver visitato tutte le stanze.
Alcuni lavori mi hanno decisamente incuriosito, molte imbarazzato, altre, ancora, attratto, alcune stupito. Insomma, quando un quadro suscita davvero un’emozione e non lascia indifferenti, credo che si possa parlare di Arte.

P.S. Chiedo scusa agli eventuali lettori di questo Blog di lingua coreana, se ho commesso degli errori nella translitterazione dalla lingua corea a quella inglese. Sempre pronto, dietro segnalazione, ad intervenire nel Post per le eventuali correzioni. Grazie!

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