La musica presso gli Etruschi

Le tracce della civiltà etrusca ci sono rivelate attraverso ricche decorazioni, lavori in oro, argento e bronzo, che abbiamo la possibilità di osservare sulle pareti e negli oggetti delle grotte di Tarquinia, nella collina di Monterosi, in una giostra di banchetti allietati da commedie, danze e musiche all’interno di riti religiosi e funebri e poi da scene della vita quotidiana. La musica fu presente nei riti, nelle battaglie e nei trionfi, negli spettacoli; ritroviamo delle riproduzioni di strumenti musicali all’interno dei monumenti. L’uso, quindi, di celebrare le feste civili e religiose era patrimonio comune presso tutti i popoli italici ed, in particolare in Etruria, si manifestarono nell’aspetto sontuoso e ricco. La musica etrusca ebbe sicuri, stretti contatti con quella greca, discostandosene per una certa riconosciuta originalità; avrebbe accompagnato l’uomo nell’eternità, giusto riposo ai dolori sofferti nella vita mortale e, nel mese di Febbraio, i sacerdoti prescrivevano riti simbolici accompagnati dai Tibicini, (furono così denominati dai Romani i suonatori di tibie) abbigliati con vesti particolari. In un monumento di Chiusi, un Tibicino suona accanto a degli accorati parenti, che piangono davanti al corpo di una donna.

Bologna. Nella Certosa, seconda Scena del Secchio, sono raffigurati due musici seduti su diverso scanno: un suonatore di strumento a fiato, simile al nostro organo a bocca, soffia in un composto di cinque canne, l’altro pizzica una specie di cetra di legno a quattro corte orizzontali, appoggiata sul petto e sulle ginocchia.

Cere. In un bassorilievo, un banchetto, accompagnato da un suonatore di bicanne e da danzatrici.

In un bassorilievo dell’età media, vi è rappresentato un banchetto funebre, composto da diverse figure di musici, intenti alla lire ed a piccoli bicanni.

Cerveteri. In una Tomba, sopra i pilastri sono disegnati degl’indumenti e strumenti di guerriero, tra cui una tromba da guerra dall’imboccatura piccola e la canna allungata fino ad una ripiegatura, che sfocia nel padiglione, simile al modello delle trombe egiziane.

Chiusi. Il Cippo presenta un soggetto funebre: un cadavere è assistito amorosamente da due donne, che danzano su un accompagnamento di un suonatore di bicanne, che si accompagna ad una terza donna, che canta.

Nella Necropoli, il cippo cinerario è una riproduzione di giochi funebri; una fanciulla danza dietro ad un guerriero, che imbraccia due strumenti a percussione simili un poco alle nacchere, composto di due pareti di legno. Dei suonatori di una lira, piuttosto arcaica, provvista di sette corde di differente consistenza è tenuta tra le mani di una suonatrice, che lo usa posizionando lo strumento verticalmente appoggiato al petto. Nelle vicinanze danzano delle fanciulle.

La Premiazione di un fantino presenta il vincitore, che sta avanzando, per essere incoronato, accompagnato dal suono del bicanne.

Cortona. Notevolissimo il lavoro scultoreo del Piatto di Cortona, in cui sono disegnate varie figure, tra cui un suonatore di lira, uno di bicanne ed infine un terzo musico di organo a bocca.

Museo di Volterra. La scultura del Sarcofago presenta un cocchio trascinato da quattro vigorosi corsieri e preceduto da un gruppo di sei musici: cinque impegnati con degli strumenti a fiato, uno la lira, riprodotta quasi seguendo la descrizione dell’Eliade; in legno e posta su un piedistallo. Seguono due strumentisti di corno, di differente grandezza,; il primo ha forma più ricurva con notevole differenza tra l’imboccatura ed il padiglione; l’altro è quasi retto senza significativa differenza di spessore. Un musico è impegnato nel suonare il Bicanne: due canne crescenti dall’imboccatura al padiglione; quindi chiudono il corteo due suonatori di flauto, strumento molto simile all’attuale.

Orvieto. Un servo, intento a suonare la Tibia, accompagnava la preparazione della tavola da parte dei suoi compagni.

Anche la Preparazione del pasto di un defunto è accompagnata dal suono del bicanne, probabilmente nella credenza che la musica potesse purificare il cibo.

In una tomba, un cocchio a due cavalli porta il defunto accompagnato dal suono del corno.

La Tomba del Citaredo non sembrerebbe fornire buone e chiare indicazioni per la decifrazione della musica etrusca. Sulle pareti, delle danzatrici, che si accompagnano con delle nacchere; sembra vi siano altri strumentisti, ma purtroppo le immagini sono corrose dal tempo.

Tarquinia. Nella Camera del morto, è raffigurato un anziano e, davanti a lui, un danzatore col capo cinto da una corona di fiori. Sempre a Tarquinia, vi è la riproduzione di un banchetto in onore del defunto, accompagnato da giovani e donne danzanti, accompagnati dal suono dei flauti e delle cetre. Alle persone in vista, erano poi dedicate cerimonie ancor più solenni, per divinizzarne le anime, mentre i corpi avrebbero dormito all’interno di ricchissimi sepolcri, le cui pareti riproducevano scene della vita vissuta dai beati negli Elisi. Il Tibicine suonava durante la cerimonia arie atte a lenire il dolore provato dai parenti, spesso raccolti in preghiera. Allo stesso modo, durante i banchetti, i commensali, indossanti una corona di fiori sul capo, libavano accompagnati dal suono delle Tibie e della Lira, cui spesso si aggiungevano il suonatore di Crotali nell’esecuzione di danze femminili.

Nella Scena di un banchetto, un suonatore di bicanne è presso i tavoli, presso i quali sono sdraiati gl’invitati.

Nella Necropoli, delle liete movenze sono espresse dalle danzatrici e dai danzatori, accompagnati da suonatori e suonatrici di nacchere, bicanne e lira, dalla forma del fusto maggiormente allungata, che risulta esile ed elegante, a cinque corde.

In una pittura della Necropoli, vi è rappresentato un corteo funebre, che, seppur ritratto mestamente, inneggi al glorioso passaggio del defunto, accompagnato da un suonatore di corno.

Nella Tomba delle leonesse, vediamo raffigurata nel centro di un magnifico affresco murale una danza allegra, accompagnata da due musici: uno suona il bicanne, allungato ed esile e terminato con due piccole campanelle sporgenti; l’altro suona una lira di antica costruzione con sei corde visibili. Nella parte superiore, delle leonesse sono chiazzate come pantere, mentre nella parte inferiore del mare popolato da molti pesci.

In un sepolcro, si assiste ad un tripudio bacchico, composto da due cavalieri già disposti alla corsa e due lottatori, che bevono al suono del bicanne.

In un altro sepolcro, delle danzatrice, accompagnate dal suono del bicanne; in un’altra scena dei banchettanti rallegrati dal suono del precedente strumento; un’ultima scena riproduce dei giochi ginnici, rei ritmici da un accompagnamento musicale di bicanne.

Vulci. Nella Scena nuziale scolpita su un sarcofago, un suonatore di corno, molto simile a quello romano, ed uno di bicanne seguono una schiera di portatori di doni.

Nel Museo di Berlino, è custodita una Specchiera, in cui si ritrae una scena pastorale con Bacco e sua madre Semele ed un musico intento a suonare il bicanne.

In una Tomba dell’Etruria, vi è una scultura riproducente un guerriero armato di lancia e scudo, che suona il corno, composto di una sola e semplice ramificazione.  L’Ara votiva è composta da quattro facce scolpite, nelle quali si vedono delle scene di esaltazione religiosa animate da un gruppo notevole di danzatrici, accompagnate dal suono di bicanni e lire di epoca antica a sette corde. L’Ara quadrangolare rappresenta una cerimonia funebre, dedicata da una morta deceduta da poco, vegliata da un suonatore del bicanne.

In un vaso a due manici sono rappresentati degli Dei, tra i quali Apollo, che suona la cetra arcaica a sette corde, montata su un fusto costruito con rami di alloro.

Ancora lo stesso dio, è dipinto, mentre suona la lira vestito di un’ampia tunica in un altro vaso bianco, nero e rosso.

L’iniziazione di Orfeo ai misteri musicali, per opera di Apollo e Bacco, è ricordata in un ulteriore vaso.

Dalle incisioni descritte, avremmo delle buone indicazioni, al fine di stilare una corretta organologia etrusca, poiché gli strumenti apparirebbero abbastanza perfetti, mentre scarseggerebbero quelli di forma arcaica. Impossibile catalogare gli strumenti musicali autoctoni e quelli d’importazione; indicheremmo, con certezza, l’assoluta predominanza degli strumenti a fiato rispetto a quelli a corde e a percussione.

Strumenti a percussione. L’unico modello sembra somigliante alle moderne nacchere, le quali, nel corso del tempo, non dovrebbero aver subito particolari modificazioni. Probabilmente tale strumento non richiamò l’attenzione, poiché usato solo in occasioni meno ufficiali.

Strumenti a fiato. Il flauto etrusco era dritto ed una sola canna, somigliante a quello egiziano, di due dimensioni: uno più grosso ed allungato, l’altro più esile e corto. Seppur tutto il mondo antico adottasse questo tipo di strumento, sembra che ogni popolo ne avesse sviluppato autonomamente la costruzione e la tecnica. Il bicanne fu lo strumento usato frequentemente; il flauto doppio fu in uso presso gli Egiziani ed i Greci, ma non dovrebbe aver avuto nessuna influenza sullo strumento indigeno. Il bicanne più antico doveva risultare dall’unione di due flauti autoctoni e fu sottoposto a successive modificazioni come l’allungamento delle canne ed il disegno di alcuni fori per la produzione di più suoni.

Il corno aveva una grande importanza presso gl’Italici; dapprima formato dal solo corno di animale in uso presso i cacciatori; poi si passò all’utilizzo del corno taurino di notevoli dimensioni, che produceva una sola nota modulabile secondo l’intensità del fiato. Il corno di metallo già ramificato era in uso in ambiti guerreschi, adottato poi in epoca romana.

Le trombe erano di raro uso; di mole gigantesca e dallo straordinario sviluppo del padiglione sonoro, era usata nei combattimenti e parte degl’indumenti guerreschi.

L’organo a bocca è presente fino dall’età più remote, ma non possediamo alcuna documentazione sulla possibile evoluzione. Usato dai pastori durante le veglie e l’estasiata venerazione del cielo, il suono non doveva esser molto dissimile da quello degli zufoli e si produceva passando rapidamente le labbra sulle cinque o sette canne.

Gli strumenti a corda. Erano assai importanti presso gli Etruschi, limitatamente all’uso di cetre e lire, non dissimili da quelli greci. La cetra era uno strumento più grande della lira e formata da un fusto più complesso. Dopo il bicanne, la lira a sette e poi cinque corde, è lo strumento più diffuso, su cui nel tempo avvengono modifiche come l’allungamento delle corde, pur rimanendo nella primitiva rozza forma.

Non possiamo escludere che gli Etruschi abbiano avuto il conforto di altri strumenti.

Le manifestazioni musicali. Nell’Italia antica, la musica ebbe carattere sociale e non individuale, rispecchiando le esigenze dell’ordinamento politico e religioso, con particolare accento ai conventi funebri, celebrato nella mestizia e nella gioia, poiché l’anima avrebbe abbandonato la terra, per indirizzarsi verso la meta del cielo. In ogni caso, la musica resta sempre a stretto servizio con la sfera religiosa, in cerimonie pubbliche e private, che risentono della solennità ufficiale.

Le varie forme potremmo dividerle in due grandi gruppi: le musiche per le cerimonie sacre e per quelle profane.

Tra le cerimonie sacre: la preparazione per i defunti (cortei, trionfi, lamentazioni e giochi); le scene fantastiche e mitologiche, soprattutto in onore di Bacco.

Tra le cerimonie profane: le scene di danza, arte importantissima in Etruria; giochi non funebri, trattenimenti musicali per il popolo; musica guerresca subordinata alle esigenze militari; musica nuziale e festiva.

La musica nelle cerimonie sacre. Di fronte ai riti orientali, la religione appare maggiormente propesa al sorgere del paganesimo, nata dalla fusione con il culto greco, che produrrà quindi la religione romana. Le cerimonie erano rese solenni per mezzo della musica e della danza, obbligate nelle feste principali e regolate all’uso dalle disposizioni predisposte dai sacerdoti.

Le Cerimonie per i defunti erano considerate delle feste, grazie al sentimento religioso capace di mitigare il dolore; quindi dal suono lamentevole di bicanni si passava a quello glorioso dei corni, con cui si doveva preparare il decesso alla successiva glorificazione. Le Lamentazioni funebri iniziavano quando si calava il cadavere sulla lettiera, mentre una schiera di donne si prostrava, esercitandosi in lunghi canti a forma di nenia, accompagnate dal bicanne. I Giochi funebri ricordavano l’estinto, mentre i musici s’impegnavano con nacchere di legno e bicanne. Nei Banchetti funebri, si rievocavano i momenti lieti, che aveva vissuto l’estinto coi famigliari; durante il passo suonavano le bicanne. La Preparazione del pasto era un servizio offerto al partente, per rifornirlo di cibo da usare durante il lungo ed ultimo viaggio; tutta la preparazione era assistita dal suono delle bicanne.

Il Corteo funebre ed il Trionfo del defunto erano i due momenti, in cui il popolo si raccoglieva in ricordo del decesso allo squillar dei corni, annunciatore di gloria, che richiamava l’attenzione non sulle pene ma sulla lieta permanenza in luoghi più felici. Si celebravano scene di trionfo: due corni, flauti, un bicanne ed una lira accompagnavano il cocchio, che simbolicamente avanzava verso il cielo.

Le Scene fantastiche. Il Pantheon etrusco era popolato di Dei amanti della musica, raffigurati nel canto o suonando strumenti, secondo la declinazione ellenistica, che era sottilmente penetrate nelle tradizioni indigene. Il dio più celebrato era Apollo, suonatore di cetra; poi Orfeo, che canta accompagnandosi con la lira, per amministrare dei delfini.

La musica nelle cerimonie profane. In ogni momento sociale, era presente la musica attraverso il ritmo delle danze, i giochi, i combattimenti ed anche il giubilare delle nozze. Oltre a ciò, si componevano anche intrattenimenti musicali, come in Egitto e in Babilonia, nelle caverne prima e poi nelle sale ed infine negli anfiteatri. La Danza, garbata ed elegante, associava falangi di giovani, che si muovevano al suono della lira e del bicanne. I Giochi non funebri si tenevano al suono delle bicanne, dove si esibivano lottatori, corridori e tenzoni equestri. Durante gli Intrattenimenti musicali, si esibivano i suonatori di cetra e di organo a bocca di fronte a gruppi di spettatori, così come ricaviamo da una scultura dell’età arcaica. La Musica guerresca doveva prevedere l’esecuzione con strumenti strepitosi quali corni e trombe tirreniche, di musica da battaglia, al fine di eccitare gli animi dei guerrieri bramosi di sangue. Nelle Cerimonie nuziali, si soleva usare il corno ed il bicanne, per festeggiare la cerimonia.

Come i Romani cancelleranno ogni rivale, gli Etruschi unificarono l’arte italica, servendosi dell’acquisita potenza materiale e spirituale. Non conosciamo purtroppo la teoria melodica nazionale, che si sarebbe uniformata a quella ellenica, accettata anche dai Romani. Possiamo solo ricordare, a conclusione di queste brevi note, il canto antichissimo dei lavoratori nei campi, seguendo un’immortale, nostalgica tradizione.

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