Dal «Viaggio in Italia»: Johann Wolfgang Goethe verso Napoli

Il 22 febbraio 1787, Goethe si trovava a Velletri, nelle vicinanze di Roma, per intraprendere il suo viaggio verso Napoli: la capitale culturale d’Europa.

Dopo esser passato per Albano, fu ospite del principe Sigismondo Chigi presso Genzano, di cui rilevò un parco privato.

«Si direbbe quella una foresta. Alberi, piante, arbusti, cespugli, erbe, tutto vi cresce in piena vita, vi secca, vi cade, vi si corrompe. Ogni cosa cresce nella località che più le torna adatta, e quindi tanto più rigogliosa. Il punto dove sta l’ingresso è di una bellezza indicibile. La valle è chiusa da un alto muro, e da una cancellala in ferro si può vedere all’interno la strada, la quale, salendo, porta sulla collina dove sorge il castello. Non oserei proseguire la descrizione. Dirò soltanto, che pervenuti in cima ad un monte, lo sguardo si stendeva sulle paludi pontine, sul mare, sulle isole.

«Quindi fu la volta della visita al gabinetto del cavaliere Borgia, il quale, per la sua parentela con il cardinale, per le sue relazioni colla propaganda, ha avuto mezzo, di radunare antichità stupende, ed altre cose rare: idoli egiziani, formati di pietra di straordinaria durezza; piccole figure in metallo di tempi anteriori, e posteriori; ed inoltri oggetti lavorati in terra cotta, scoperti nelle vicinanze della città, i quali darebbero argomento di ascrivere ai Volsci, uno stile loro proprio e speciale.

Trovansi inoltre in quel museo rarità di varie altre specie. Osservai due cassettine cinesi, sull’una delle quali trovasi rappresentata tutta la vita del baco da seta, e sull’altra tutte le fasi della coltivazione del riso, il tutto per ver dire con una rara ingenuità, ma con una squisita finitezza di esecuzione. Sia quelle cassettine, siano le loro custodie, ovvero coperture, sono di tutta bellezza, e possono stare a fianco dei libri della biblioteca della Propaganda, dei quali ho fatta parola di già con encomio».

Il 25 febbraio, il Goethe soggiornò a Fondi.

Scrisse dell’attraversamento delle paludi pontine e dell’immane progetto di bonificarle, pur immaginando l’impresa impossibile (almeno per quei tempi).

«Imaginatevi un’ampia valle, la quale corre con poca pendenza da mezzodì a tramontana, alquanto più bassa a levante, verso i monti, che non a ponente, verso il mare.

Trovasi percorsa nel senso della sua lunghezza totale dall’antica via Appia, ristabilita di recente; ed alla diritta di questa fu scavato il canale maestro dove l’acqua corre lentamente, prosciugando i terreni alla diritta verso il mare, i quali furono resi adatti alla coltivazione; trovansi difatti coltivati in buona parte, e lo potrebbero essere tutti, ad eccezione di alcuni tratti troppo depressi, quando si trovassero mezzadri.

La parte a sinistra della strada, verso i monti, presenta maggiori difficoltà. Per dir vero furono scavati canali trasversali, i quali passando sotto alla strada, portano le acque nel canale maestro, ma i terreni in maggiore vicinanza dei monti, essendo troppo bassi, ignoro come potranno essere prosciugati. Mi si disse, che si abbia intenzione di scavare un altro canale maestro, ai piedi dei monti. Ampi tratti di terreno, specialmente in vicinanza di Terracina, sono ridotti già a pascoli, ovvero piantati di pioppi».

Il Poeta rimase sorpreso dalla vista della rupe di Terracina, «ed appena avevamo cominciato a goderci questa, ci apparve il mare; e poco dopo, l’altro versante del monte, a cui si appoggia la città, ci offrì lo spettacolo di una vegetazione nuova. I fichi d’India sviluppavano le foglie ampie, grasse, fra i mirti bassi, e di un verde grigio; i melagrani, di un verde gialliccio e gli olivi di verde cupo. Nei prati erano in fiore i narcisi e gli adoni». La pianura di Fondi si rivelò assai fertile e ben coltivata, con degli aranci e soprattutto ulivi.

Il 24 febbraio 1787, giunse a Sant’Agata dei Goti (in provincia di Benevento). La diligenza sostò a Mola di Gaeta, dove lo Scrittore visitò il piccolo golfo, «seguendo coll’occhio le sponde del mare a diritta, si scorge all’estremità del semicerchio ed a poca distanza la fortezza di Gaeta, la quale sorge sopra uno scoglio. A sinistra la vista si stende maggiormente; si scorgono dapprima una catena di monti, poscia il Vesuvio, per ultimo le isole, e di fronte, quasi nel mezzo, sorge Ischia».

Poco dopo varcato il Garigliano (fiume al confine tra il Lazio e la Campania) «finalmente si arriva alle prime colline di ceneri vulcaniche, ivi comincia una contrada stupenda, chiusa all’orizzonte da monti, le cui vette si scorgono ricoperte di neve; e sull’altura la più vicina si stende in lungo una città. In fondo alla valle giace S. Agata».

Napoli era sempre più vicina.

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