La terza fatica di Ercole

Nella seconda fatica, Ercole riesce a soggiogare il toro – istinto, caricandoselo sulle spalle, per portarlo al Re Euristeo. L’eroe, quindi, diviene alla consapevolezza che non potrà mai annullare il proprio istinto, ma – al contrario – potrà domarlo, canalizzandolo all’interno della sua personalità, come parte integrante di essa.

Nella terza fatica, Ercole dovrà recare al Re Euristeo i pomi del giardino delle Esperidi.

Laddove in occidente si congiunge il giorno con la notte, in un’isola dell’Oceano – dio di tutte le acque e forza primordiale nell’atto creativo –  si trova il giardino delle Esperidi, le stelle della sera. Affinché non fossero colti i preziosi pomi, fruttificati dall’albero posto da Terra, per donarli a Zeus ed Era in occasione delle loro nozze, Ladone, il drago dotato anche di poteri magici, ne era feroce custode, perché alcun frutto fosse colto dalle fanciulle.

Atlante Farnese (II sec. d. C.) (Museo Archeologico di Napoli)

Davanti ad esse, Atlante, esperto conoscitore di tutte le astuzie del mare, sorreggeva, secondo la vulgata omerica, la volta celeste, poiché, essendo stato un Titano, aveva combattuto la lotta contro Zeus, da cui sarebbe stato sconfitto e quindi relegato, in forma di severa punizione, a sostenere con sforzo incredibile l’immane peso.

Esiodo pone il giardino nel punto simbolico, in cui il giorno e la notte s’incontrano.

Il re Euristeo sentì parlare di questi frutti e comandò ad Ercole di portarglieli, poiché anelava all’immortalità.

Salvator Rosa. Il supplizio di Prometeo (Galleria Corsini, Roma)

Il lungo peregrinare dell’Eroe, ormai versato all’inutile riuscita dell’impresa, lo portò in Illiria, sulle rive del fiume Eridano, patria del profetico dio Nereo, al quale, sotto il suggerimento delle ninfe, avrebbe chiesto dove si fosse trovato il giardino incantato. Al fine di provare l’Eroe, la divinità si trasformò in molteplici mostruose figure, che lasciarono Ercole indifferente ed immobile, attendendo la fine dell’esibizione. Considerata la prova superata, il dio confessò al Viandante il luogo geografico del miracoloso giardino: la Mauritania, il cui re, Atlante, era il padre delle Esperidi.

Durante il viaggio, arrivò alla rupe caucasica, dove era stato incatenato Prometeo, a cui un’aquila mangiava di giorno il fegato, che la notte si ricostituiva. L’Eroe lo liberò, col permesso di Giove, dalle catene ed in cambio ricevette dei preziosi consigli per il viaggio. Giunto finalmente alla meta, Ercole si ricordò la raccomandazione di Nereo di non cogliere i pomi con le sue mani, ma servendosi di Atlante, al quale l’Eroe si rivolse, chiedendo dei preziosi frutti. Il titano, accettando, avrebbe potuto così liberarsi del peso, che gli gravava sulle spalle e quindi s’incaricò di consegnargli i preziosi pegni, a patto che il Tebano sconfiggesse Ladone, il terribile drago. Ercole allora trafisse il mostro, colpendolo con una freccia, quindi si disse pronto a ricevere sulle sue spalle il peso del globo celeste. Poco dopo, Atlante ritornò coi pomi e propose all’Eroe di consegnarli lui stesso al Re Euristeo, perché Ercole continuasse a sostenere il globo. Egli accettò e chiese di liberarsi solo per un attimo del pesante fardello, affinché potesse sistemare una benda sul suo capo. Atlante cadde nel tranello, posando a terra i pomi, che il Viandante prese repentinamente allontanandosi. Tornato vincitore dal Re Euristeo, consegnò i pomi, che furono poi riposti da Atena all’interno del giardino.

Segno zodiacale dei Gemelli

La terza fatica è legata al segno zodiacale dei Gemelli, primo segno zodiacale, che predilige l’intelletto alla realtà fisica, come l’Ariete ed il Toro. Il segno zodiacale è governato dal messaggero degli dei e dei ladri, Mercurio (ricordiamo il tranello con cui Ercole si libera facilmente della volta celeste, affidandola per sempre al titano Atlante). Plutone, dio dell’Ade, è in esaltazione (ecco, forse, la capacità di tendere inganni al prossimo da parte del Tebano) e Giove (dio delle sfere celesti) è giustamente in caduta.

Ercole è fortemente pensoso e preoccupato, poiché non sa dove andare, così come il cercatore, all’inizio del percorso conoscitivo  è sbandato, preda del caos, provato ancora nell’ignoranza. Allora ecco che potrebbe sorgere lo sconforto della solitudine, causato dall’incapacità di trovare la retta via. Solo il dominio dell’attività intellettuale potrà preservarlo da ulteriori sacrifici e, grazie alla conoscenza, ottenere la liberazione da ogni spettro dogmatico e dal pessimismo del pregiudizio.

Nereo sottopone l’eroe a delle prove, così come il cammino sapienziale è costellato di ostacoli, posti dalla dimensione ipertrofica del proprio io, il quale ha in animo solamente soddisfazioni temporali, limitati e limitanti, perché confinati nel difficile spettro della paura. Esso è oggetto del Tempo, perché la sua azione si esplica nel tempo cronologico; la conoscenza invece propone all’Uomo una dimensione post – temporale, meta – temporale, dove tacciono le parole, poiché la comprensione avviene con un linguaggio meta – verbale.

Ercole riceve quindi delle informazioni da Nereo, mostrandosi padrone di se stesso, usando anche l’arma dell’astuzia unita a quella della forza; l’astuzia solitamente caratteristica del segno dei Gemelli, perché – come sappiamo – dominato da Mercurio, il dio alato, il messaggero degli dei, il dio Toth, inventore dell’alfabeto in Egitto.

Erodoto (Museo Nazionale Romano, Roma)

Egli dovrà recarsi nella regione degli Iperborei (dove si sarebbe trovato il giardino), stimata da Diodoro Siculo grande quanto la Sicilia, che Erodoto dimorò nell’estremo nord, il cui popolo era caro ad Apollo. Nel Genesi è scritto: «Un fiume usciva da Eden per irrigare il giardino, poi di lì si divideva e formava quattro corsi» (2 – 10), in cui l’Eden corrisponderebbe al nord, la regione iperborea, incontro quindi tra la Divinità e la sua creatura.

L’eroe incontra il Re Atlante, che potrà prendere i preziosi pomi, poiché il Tebano non è giunto ancora alla piena conoscenza, alla costruzione di se stesso attraverso il cammino conoscitivo, quindi, non può cogliere i preziosi pomi, che potranno essere presi solo dal Re, da colui che è finalmente padrone di se stesso. Nelle due figure, possiamo chiaramente dedurre come Atlante rappresenti il futuro di Ercole ed Ercole sia invece ciò che Atlante era; la visione duale, la proiezione temporale realizza ciò che l’uno dovrà essere, al fine di essere pienamente se stesso.

Ercole consegna i pomi al Re Euristeo, il quale – a sua volta – li dona ad Atena – Minerva dea della sapienza, la quale si preoccupa di consegnarli alle Esperidi, perché siano collocate nuovamente nel giardino.

La conoscenza quindi, non può essere colta, non può essere conquistata definitivamente e totalmente dall’uomo; è come una fonte inesauribile, alla quale l’Uomo deve continuamente rivolgersi, pur sapendo che la sua sete di conoscenza non sarà mai soddisfatta.

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