Il mito di Orione

Narra Apollodoro nella «Biblioteca» di Atene.

Nell’isola di Delo (Δήλος, Dilos), che aveva dato i natali ad Apollo (Ἀπόλλων), Artemide (Ἄρτεμις), sua sorella, uccise il gigante cacciatore Orione (Ὠαρίων), nato dalla terra.

Secondo lo scrittore greco, Ferecide (VII – VI sec. a. C.), era figlio di Poseidone (Ποσειδῶν), dio del mare, che gli aveva concesso la facoltà di camminare sulle acque, e della gorgone Euriale (Εὐρυάλη), simbolo della perversione sessuale.  

La Luna simboleggia l’elemento Acqua; Orione, generato dal dio del mare, sarà ucciso da una dea, evocazione dello stesso Elemento. Potremmo forse spiegare piuttosto che con un’uccisione, con un violento riassorbimento della manifestazione dell’Elemento in se stesso.

Orione sposò la bellissima Side, che aveva aizzato le ire furibonde di Era (Ἥρα), moglie di Giove (Ζεύς), perché si era permessa di rivaleggiare in bellezza, cosicché fu scagliata nell’Ade. (La rivalità tra donne sconfina al di là del tempo).

Orione, rimasto solo, si reco nell’isola di Chio, per chiedere la mano della pleiade Merope, figlia di Enopione (Οἰνοπίων), il quale, contrario all’unione, invitò il pretendente a pranzo, perche si ubriacasse e quindi, nel sonno, accecarlo e gettarlo sulla riva del mare.

E’ sempre ricorrente, nel corso del racconto del mito, la presenza dell’Elemento Acqua. Nato dal dio del mare, sarà ucciso su un’isola e sempre su un’isola cerca la «nascita» dell’amore. Il Re dell’isola di Chio, lo getta, ormai cieco, sulla riva del mare.

Orione si recò alla fucina di Efesto (Ἥφαιστος), dio del fuoco, dove rapì un fanciullo, perché posto sulle sue spalle, potesse guidare i suoi passi verso Oriente.

L’evocazione del Fuoco, la direzione verso Est, dove principia il giorno col sorgere del sole, indicano la ricerca della Luce da parte di chi ne è stato privo.

Infatti, dopo aver vagato, grazie ad una meravigliosa alba, riacquistò la vista.  Immediatamente tornò dal re, Enopione, che lo aveva ferito agli occhi, al quale Efesto aveva fabbricato una dimora sotto terra, inutilmente.

Chi aveva tolto la luce, per contrapposizione, doveva giacere, dove la luce non sarebbe arrivata: ad azione corrisponde reazione opposta e contraria.

Eos (Ἠώς ) – l’alba che aveva provocato l’improvvisa e miracolosa guarigione di Orione, si era così innamorata del gigante, che lo rapì, per portarlo nuovamente a Delo, suo città natale.

L’alba – Eos era caduta vittima della cabala di Afrodite (Ἀφροδίτη) – Venere, la quale, presa da idee vendicatrici, la costringeva continuamente ad innamorarsi, perché aveva toccato carnalmente Ares (Ἄρης ) – Marte.

Così alcuni scrissero che Orione sarebbe morto a causa di Artemide, perché aveva osato sfidarla nel lancio del disco. Altri invece, scrissero che Artemide lo avrebbe ucciso, perché il gigante tentò di violentare la vergine iperborea Opide.

La morte è avvolta nel mistero, poiché due almeno le versioni conosciute. Nell’una, Artemide (ritorna così l’elemento Acqua), sfidata al gioco, lo trafigge con delle frecce; nell’altra versione, invece, Orione si sarebbe macchiato del più scellerato tra i delitti e quindi punito per l’atrocità commessa. Nell’uno come nell’altro caso, la Luna (Artemide) o una donna (Opide) – elemento Acqua – determinano il riassorbimento violento della manifestazione dell’Elemento.

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