Commento al «Canto Secondo» dell’«Inferno»

Il viaggio inizia al tempo del crepuscolo, periodo del giorno, in cui gli uomini si ritirano, per riposare; Dante, spaurito, è solo, pronto ad affrontare i pericoli e gli ostacoli, che si presenteranno sul suo cammino nel luogo infernale, compatito nelle sofferenze dai dannati. Ogni momento sarà registrato dalla mente, che non può commettere fallo, perché la sua esperienza di redenzione sia da prova per tutti gli uomini, che si vorrebbero convertire.

Segue l’invocazione alle Muse, le ispiratrici per la poesia, per la grande opera, che si prospetta difficile. Egli avrà necessità, oltre che dell’intervento delle Muse, l’assistenza del suo ingegno e del perfetto ed eccellente esercizio della memoria.

Il Viandante si rivolge alla sua guida, Virgilio, perché s’interessi al suo personale valore, valutando se sarà in grado di sopportare il lungo racconto dei luoghi, che visiterà. Virgilio è qui esaltato come giudice, il quale dovrà valutare, ancor prima di procedere, le reali potenzialità del Candidato, avendo nell’«Eneide», narrato del viaggio di Enea, che in corpore, si sarebbe recato nel mondo dell’aldilà, perché conoscesse il glorioso futuro, di cui si sarebbe ammantata la sua stirpe. Dio, nemico del male, fu benevolo nei riguardi di Enea, pensando alle nobilissime gesta della sua futura prole, fondatrice di Roma, che Dio aveva già destinato, ab aeterno, quale centro del mondo, in previsione dell’avvento della Chiesa cristiana. Avendo conosciuta la gloria futura, Enea trasse coraggio, perché vincesse la guerra contro Turno, re dei Rutuli.

San Paolo anche visitò l’aldilà, al fine di ricevere la forza necessaria, onde convertire tutti i popoli della terra, con la promessa della redenzione finale.

Gian Lorenzo Bernini: Enea, Anchise ed Ascanio

Quale sarebbe il motivo, perché anche Dante debba ripetere il cammino di Enea e di San Paolo, i quali avrebbero dovuto compiere un’importante missione per l’umanità? Quale la missione per il Poeta? Quale autorità ha concesso un simile privilegio? Dante non riconosce e non è riconosciuto dagli altri di possedere le potenzialità dei due uomini, che avrebbero espresso la magnificenza del potere politico e di quello spirituale. Se accetterà quindi la discesa agl’inferi, non sarà un atto folle, poiché riconosce la saggezza del suo accompagnatore e soprattutto ricorda la suprema volontà di Dio, che vorrebbe così provare l’uomo. E come chi non desidera più ciò che prima voleva, cambiando in continuazione il proprio pensiero, al punto tale da dimenticare ciò che aveva iniziato, così è Dante, che vorrebbe annullare ogni suo proposito. Virgilio gli risponde che, se avesse ben compreso il suo stato d’animo, e volesse essere quindi liberato dal dubbio, gli dichiarerà il motivo della sua presenza, dopo aver compreso il motivo del dolore, che ebbe a provare, a causa della propria condizione spirituale.

Beatrice Portinari

Per la prima volta, attraverso Virgilio si parla di Beatrice, simbolo della divinità nell’alveo dantesco; egli si trovava nel limbo, quando fu chiamato da una donna piena di luce, a cui rispose docilmente al suo tenero comando. Gli occhi della donna misteriosa brillavano più di una stella e così iniziò a parlargli con voce angelica. La donna lo salutò con estrema cortesia, distinguendolo quale mantovano e celebrando ancora la sua gloria imperitura e con cui si sarebbe accompagnato lo svolgere del tempo. Ella sapeva che Dante si trovava nella selva oscura in preda alla paura, tanto da non decidere dove indirizzare il suo passo e quindi si è mossa in suo soccorso dopo aver udito dell’impedimento nel cielo. Beatrice sprona Virgilio, affinché metta a servizio di Dante la conoscenza insieme a ciò che necessita per la sua salvezza, così desiderata dalla donna. Beatrice Portinari, coetanea di Dante, che morì giovanissima nel 1290, sarà colei che porterà il Poeta nell’Oltre, nella transumanza, nella realtà sovrasensibile, alla beatitudine eterna. Ella sottolinea di essere venuta da un luogo, al quale desidererebbe tornare immediatamente, essendosi mossa solo per amore nei riguardi di Dante. Quando si presenterà davanti a Dio, parlerà della buona predisposizione di Virgilio, lodandolo nella sua scelta. L’interrogato risponde che quel comandamento è assai gradito, perché egli desidera convintamente ubbidire, anche in assenza premi di lodi o di gloria. Quale sarebbe la ragione, per cui Beatrice sarebbe scesa nel limbo, pur volendo soggiornare eternamente nella Beatitudine. La donna accontenta la sua richiesta: ella non ha tema alcuna di scendere in un luogo corrotto. L’uomo deve fortemente temere tutto ciò che potrebbe recargli dolore; essendo ella stata resa pura dalla volontà eterna non potrà mai essere corrotta dalla condizione fisica di certi luoghi. La Vergine Maria provava una profonda compassione per colui che era rimasto impedito nella selva, sicché, riuscendo ad infrangere la volontà divina, provò la sua misericordia superiore alla giustizia di Dio. La Vergine, mossa a pietà e convinta la fermezza di Dio a cedere, chiese quindi a Lucia, martire sotto Diocleziano, di salvare Dante, suo devoto. Presso gli antichi, Maria rappresentava la grazia preveniente, mentre Lucia quella illuminante. La santa, considerata la nemica di ogni atto di crudeltà, raggiunse il luogo spirituale della Beatrice, la quale si trovava accanto alla moglie di Giacobbe, Rachele, simbolo della vita contemplativa. La santa si rivolge a Beatrice, quale lode di Dio per bellezza e virtù, perché soccorra immediatamente l’uomo, che tanto l’amò, al punto di rivolgersi completamente agli studi, in contrasto con il comportamento del volgo dedito alla soddisfazione sensoriale. Lucia prova, ad ulteriore prova dell’opera di convincimento, ad impietosire Beatrice, rammentandole il pianto di Dante, il quale con difficoltà deve combattere le forze del male, pienamente vittima delle passioni umane, che tanto lo allontanarono dalla retta via, rappresentata dall’abbandono delle seduzioni del male.

Beatrice assicura che nel mondo, non vi furono persone, che – come lei – così velocemente corsero in soccorso di chi è in difficoltà. Ella si sarebbe recata da Virgilio, fidandosi della sua capacità e della sua onestà intellettuale, che fu celebre presso i suoi contemporanei e riconosciuta da chi lesse le sue opere. Beatrice abbandona Virgilio con gli occhi umidi di lacrime; appena la donna scompare, egli immediatamente si pose in cerca del Poeta, rispettando la volontà del messaggero celeste, trovandolo ai piedi di un monte, col passo sbarrato dalla presenza della lupa. Virgilio rimprovera Dante, che nutre tanta paura nel cuore nell’entrare negli’Inferi, che sembra incredulo davanti all’aiuto delle tre persone celesti ed alla conoscenza di Virgilio. Il Viandante prova come la sua fede sia sottoposta ad un esame davvero duro. Ed allora, come un fiore, che ha dovuto sopportare il gelo della notte, chiudendosi per non perire, al sorgere del primo sole e quindi del primo calore tende ad aprirsi, la virtù di Dante, la forza riprese vigore. Il calore era rappresentato soprattutto dalle parole di Beatrice, messaggera celeste. Il Poeta ringrazia chi decise di soccorrerlo, inviando proprio Virgilio in suo aiuto, il quale, grazie all’elegante eloquio, ha convinto Dante d’intraprendere il viaggio nell’Oltre, accompagnato dalla sua guida, dal suo signore, dal suo maestro.

Appena Virgilio si mosse, Dante lo seguì.

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