La nascita degli dei nel racconto di Diodoro Siculo

Giorgio Vasari. La mutilazione di Urano (Palazzo Vecchio, Firenze)

Gli Atlantidi stimarono che presso la loro civiltà fossero nati tutti gli Dei. Urano fu il loro primo Re, il Cielo, che stabilì le regole del viver civile ed insegnò a seminare la terra, onde trarre il necessario per mangiare; a raccogliere i frutti dagli alberi. Urano comandava la parte del mondo, che guardava ad Occidente ed al Nord, e, dedicandosi allo studio degli astri, si rivelò un verace indovino del mondo superiore. Insegnò come si svolgesse l’anno solare e, seguendo il corso della luna, fisso i mesi.

In questo racconto teogonico, Urano funge da grande legislatore e, conseguente, ordinatore per gli uomini, avendo introdotto delle regole per il viver civile. In quanto Cielo, egli è rappresentazione del Mondo principiale, ed, essendone gli astri parti di lui, può vederne i contorni e giudicare le sentenze del futuro. Introdusse, infine, il concetto di tempo, Χρόνος, con la creazione del calendario e quindi anche di ἐνιαυτός presso gli uomini.

Perin del Vaga. Zeus fulmina i Titani (Palazzo Doria, Genova)

Ebbe quarantacinque figliuoli; diciotto da Titea – Gea, i Titani; dopo la sua morte fu invocata quale deità col nome di Tellure (terra). Dei diciotto figli, si distinsero due femmine: Basilea (che i latini chiamano Regina) e Rea o Pandora. Basilea, essendo la maggiore, funse da nutrice per tutti i fratelli, acquistando il nome di «madre grande». Il fratello Iperione la prese per moglie, che la rese madre di Elione e Mele, bellissimi ed affascinanti, tanto da attirare le invidie degli zii, perché potessero pretendere il trono celeste, che presto li uccisero.

Iperione rappresenta il pilastro dell’Oriente, titano della vigilanza e dell’osservanza, sarà riconosciuto quale padre di Helios, il Sole.

Mene, dea della fertilità, saputo l’efferato delitto, si suicidò; la disperata Basilea fu rassicurata in sogno, perché gli autori dell’omicidio sarebbero stati puniti severamente e, dopo la sua morte, sarebbe stata divinizzata col nome di Selene.

Colle fasi lunari, infatti, ancora oggi si regola la semina nelle campagne, che porteranno fecondità agli uomini.

Cibele (I sec. a. C.)

In Frigia, invece, nacque Cibele, la quale fu nutrita da bestie feroci e crebbe forte, bella e morigerata. Inventò la zampogna, unendo diverse canne, cembali e timpani, per accompagnare balli e danze; si dedicò alla medicina, provvedendo a cure per gli uomini e per le bestie. Le fu da sempre vicino il frigio Marsia, uomo di mirabile ingegno e continenza; si esercitò nell’invenzione della tibia, trasferendovi l’armonia della zampogna. Quando Cibele giunse negli anni della pubertà, s’innamorò di un giovane, chiamato Papa o Atis, che nella lingua della Bitinia significherebbe Giove, rimanendo incinta e riparando nella casa paterna. Il babbo, convinto della verginità della figlia, quando scoprì il suo vero stato, dichiarò l’immediata morte delle nutrici e di Papa. Cibele, non reggendo a tanto dolore, fu sorretta dall’accorso Marsia, col quale si recò in Nisa, dove trionfava Apollo quale abilissimo suonatore di cetra, inventata da Mercurio. Marsia lo sfidò colla tibia, da lui inventata, e suscitò ampia curiosità presso gli ascoltatori; Apollo alla cetra unì il canto, vincendo, ma provocando l’ira di Marsia, che giudicò imparziale il pubblico ed accusò Apollo di slealta, avendo usato la voce in vece dello strumento. Allora i duellanti furono invitati a rinnovare la sfida, usando solo gli strumenti, ma ancora una volta Marsia fu vinto e scorticato da Apollo.

Cibele sarebbe, in altre fabulae, la dea creatrice dell’universo, generato senza intervento maschile; in questa leggenda, la troviamo dea frigia, casta e morigerata, che, nell’età della pubertà cede a Papa (Giove, ed esiste un racconto che coinvolge il padre degli Dei) o, in altre versioni, Atis, il quale sarà poi ucciso dal suocero, perché ritenuto colpevole di aver stuprato la figlia.

Luca Giordano. Apollo e Marsia (El Escorial, Palazzo, Patrimonio Nacional, Madrid)

Il satiro Marsia, anche lui assai casto, fu vicino a Cibele. Osò poi sfidare, sconfitto, il Sole (Apollo) e destinato ad una fine orrenda: mai porsi contro gli Dei.

La Frigia, intanto, fu colpita da una forte carestia e l’oracolo comandò che fosse sepolto il corpo di Atis, onorando Cibele come una dea. Non trovato il corpo del giovane, fu eseguita una statua, celebrandone, post mortem, ed istituendo il funerale, al fine di placare l’ira delle Furie. Nella città di Pessinunte, dedicarono sacrifici annui a Cibele.

Alla morte di Helios, il figlio Atlante dominò sui paesi limitrofi all’oceano, i cui abitanti furono chiamati Atlantidi. Fu esperto di astrologia ed, avendo presentato per prima la sfera, sarebbe stato condannato a portare il mondo sulle spalle. Il figlio, Espero (Lucifero per i Romani), salì sulla vetta del monte più alto della terra, Atlante, per osservare il moto degli astri, quando fu improvvisamente colto da un fulmine. I popoli, allora, ne consacrarono la memoria, onorandolo quale immortale, chiamando così col suo nome la bellissima stella del cielo.

Atlante fu padre di sette figlie, le Atlantidi o Ninfe, le quali si unirono a diversi eroi, generando prole, che amministrerà saggiamente molti popoli della terra.

Saturno, fratello di Atlante, fu celebre per l’empietà e l’avarizia (nell’astrologia infatti è detto il «grande malefico»); sposata sua sorella, Rea, generò Giove (in astrologia il «grande benefico»), che si sarebbe comportato in modo opposto al babbo. Conquistò il regno di Saturno e governò con alto senso di giustizia.

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