L’«Amore per il prossimo» tratto dall’«Iconologia» di Cesare Ripa

L’Amore per il prossimo si finge in un uomo, vestito nobilmente, con accanto un pellicano, che nutre i suoi figli, avendo una larga piaga sul petto, che esso stesso ha operato. Egli alza colla mano un povero da terra, mentre coll’altra gli consegna dei danari.

FATTO STORICO SACRO

L’abate Serapione si recò presso una città abitata dagl’infedeli, per predicarne la conversione, venendone subito allontanato. Al fine di riuscire nell’eroica impresa, si prestò quale servo ad alcuno di loro, convinto che sarebbe riuscito almeno a convertire il neo padrone. Soddisfatto per la riuscita, si licenziò, al fine di vendersi ad un nuovo infedele e continuare così la sua opera. (San Marcello).

FATTO STORICO PROFANO

Scipione l’africano amava così tanto i suoi concittadini che avrebbe desiderato salvarne uno piuttosto che allontanare mille nemici (Marco Antonio Sabellico, Exempla)

FATTO FAVOLOSO

Johann Carlo Loth – Giove e Mercurio ospitati da Filemone e Bauci (Kunsthistorisches Museum, Vienna) 

Filemone e Bauci, due poveri anziani, amavano così tanto il prossimo da donare ogni cosa, che possedevano, riducendosi a vivere in una capanna sommariamente attrezzata.

Giove e Mercurio si recarono nella regione Frigia e, chiedendo ospitalità agli abitanti del luogo, non ricevettero aiuto alcuno. Giunti presso la capanna dei poveri anziani, furono da essi accolti e prontamente rifocillati. Giove gradì così tanto il delizioso comportamento, che li invitò a seguirli presso la cima di una montagna, da dove avrebbero assistito alla distruzione del villaggio per mezzo di una grande inondazione, al termine della quale solo la loro capanna sarebbe rimasta illesa, per essere trasformata in un tempio. Giove allora si rivolse alla coppia, promettendo che avrebbe soddisfatto ogni desiderio; gli anziani chiesero di esser nominati ministri di quel nuovo tempio e di morire nel medesimo istante. Furono esauditi. Quando giunsero ad un’età veneranda, nel medesimo istante, Filemone fu trasformato in un tiglio, mentre Bauci in una quercia. (Ovidio, Le metamorfosi).

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