«Il mito degli Ecatonchiri» tratto dai «Poemi» di Esiodo

Gli Ecatonchiri, Briareo, Cotto e Gige furono avvinti in forti ceppi dal padre, Urano, impaurito dal vigore, dall’aspetto e dalla prestanza dei suoi figli, costringendoli sotto terra.

Avrebbero dovuto attendere Zeus, per essere liberati dal terribile giogo e la volontà di Gea, la genitrice, la quale aveva svelato agli dei, che avrebbero potuto spodestare Saturno dal dominio, aiutati dai prigioni.

Perin del Vaga – Zeus fulmina i Titani (Palazzo Doria, Genova)

Da dieci anni, gli dei Titani, figli del Cielo, ed i restanti figli di Saturno si fronteggiavano senza prevalere uno sull’altro, fin quando, grazie all’intervento decisivo di Rea, gli Ecatonchiri furono liberati. Si scagliarono immediatamente contro i Titani, contro i quali gettarono dei sassi enormi, fin quando li catturarono, per rinchiuderli nel Tartaro, e vigilati dai vincitori. Uno scudo di bronzo cadde dal cielo, per sbarrare definitivamente ogni tentativo di fuga, attorno al quale si estese un muro, anch’esso di bronzo, mentre la notte disegnava una triplice fascia, al cui capo vi erano le radici della terra ed il fondo del mare. Laddove iniziava la prigione, terminavano tutte le cose terrestri; e se sciaguratamente qualcuno fosse penetrato, avrebbe impiegato più di un anno, per giungere alla prigione, in balia di tempeste.

Atlante Farnese (Museo Nazionale di Napoli)

La nera Notte prese il suo dominio, avviluppata nelle nubi scure. Di fronte, si collocò Atlante, col peso della volta stellata sulle spalle, mentre il Giorno e la Notte s’incontrano, quando passano la soglia di bronzo; l’uno donando agli uomini la luce, l’altra il sonno, fratello della morte, suoi figli, terribili dei, perché mai scorti dai raggi del sole. Mentre il sonno si rivela tranquillo e soave, la morte, quando s’impossessa del cuore di un mortale, lo trattiene in eterno.

In questa dimora, il potente Ade e la terribile Proserpina hanno posto a guardia Cerbero, il cane dalle tre teste, il quale impedisce a chicchessia il passaggio.

La orribile Stige, figlia di Oceano, vi abita in una dimora immensa, circondata da rocce. Quando la discordia regna tra i mortali, o una deità mente, Zeus invia Iride, personificazione dell’arcobaleno, perché con una brocca d’oro prenda dell’acqua, che scorre lungo le rocce, parte di Oceano. Chi spergiurasse tra gl’immortali, bevendo quell’acqua, giacerebbe un anno intero privo di respiro, si asterrebbe dal cibo, avvolto da un tristo torpore. Al termine del periodo, per nove anni non parteciperebbe al consiglio degli dei, per essere riammesso solo a completamento della pena.

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