Osiride ed Iside nel racconto di Diodoro Siculo

Diodoro Siculo fu un storico greco, vissuto intorno al I secolo a. C.; fu autore di una storia universale, Biblioteca (Βιβλιοϑήκη), composta da 40 libri.

La sua opera è assai preziosa, poiché non si prefissò di stabilirne il suo pensiero, ma stabilì di agire semplicemente da cronista, riportando con la massima fedeltà le sue fonti, che non ci sono pervenute, tramandate attraverso un riassunto o una parafrasi.

L’esposizione sull’Egitto deriva nella sostanza da Ecateo di Abdera, non senza aggiunte di Agatarchide per i capitoli sul Nilo.

Seguiamo il suo racconto sulla storia di Osiride ed Iside

Demetra

La divinizzazione di Osiride ed Iside, faraoni e poi divinità egiziane appartenenti alla religione dell’antico Egitto (3.150 a- C.), contribuì ad interrompere la pratica dell’antropofagia, perché Iside mise a disposizione degli uomini la coltura del frumento e dell’orzo. Tali alimenti, raccolti in alcuni vasi, sarebbero stati usati anche durante i riti, dedicati alla moglie del faraone – dea, la quale stabilì anche i principi del diritto e delle pene, regolanti il viver civile. Nel trapasso dall’Egitto alla Grecia, Demetra – Iside, dea dell’agricoltura, sarebbe stata chiamata anche Tesmofora (legislatrice).

Osiride diede ordine di fabbricare una città dalle cento porte, Tebe egiziana, chiamata dai Greci Diospoli (città di Giove, identificato col dio egiziano, Amon).  Fece erigere anche un tempio nobilissimo ad Amon – Giove, che indicò ad altri dei le loro funzioni, assegnando ai sacerdoti il dovere di curare i riti con dei sacrifici opportuni.

Osiride fu un appassionato studioso dell’agricoltura, essendo stato istruito in Arabia alla cultura della vite e insegnò agli uomini l’arte della vinificazione. Avrebbe anche trovato, la pianta dell’ulivo, che secondo i Greci invece sarebbe stata la condizione di Minerva.

Mercurio

Osiride ebbe nel massimo onore Ermete – Mercurio, il quale distinse nelle parole la sillabazione, determinando così la lingua, per assegnare il nome alle cose. Ermete – Mercurio osservò la giusta distribuzione degli astri e l’armonia della natura ed inventò la lira di tre corde, come i toni: il grave (inverno), il medio (primavera) e l’acuto (estate). Osiride lo aveva a partecipe consigliere nelle cose sacre e per tutti gli affari, seguendone scrupolosamente i consigli.

Essendo desideroso di operare nel bene, il faraone –deità organizzò un esercito, comandato da Ercole, col quale conquistare il mondo, insegnando ai sottomessi l’arte dell’agricoltura, sperando per merito di passare agli onori immortali. Ordinato l’Egitto e lasciato il governo nelle mani di Iside, affidandola ai consigli di Ermes, stabilì governatori nei paesi Fenici e della Libia, da lui conquistate e dominate. Si pose alla testa dell’esercito, accompagnato da Apollo, e dai figli, Anubi e Macedone, rivestiti di armature con pelle di cane e cuoio di lupo (animali sacri agli egiziani).

Conquistata l’Etiopia, gli fu condotta una turba di satiri, che dilettarono il nuovo re con musica e balli, poiché era usanza trascorrere del tempo con nove vergini, che i Greci avrebbero chiamato Muse, presiedute da Apollo Musagete. Insegnata l’arte dell’agricoltura e costruito città nobilissime, Osiride lasciò nelle province dei prefetti e organizzò la riscossione delle tasse. Mentre egli era impegnato a conquistare nuove terre, il Nilo, al nascere della stella Sirio, ruppe le sponde, allagando e sommergendo gran parte dell’Egitto, causando la morte di molte persone. La parte  più colpita era governata da Prometeo, che avrebbe chiamato il Nilo aquila. Ercole si mise all’opera nel ricostruire gli argini, che il fiume aveva forzato ed i Greci avrebbero ricordato l’uccisione da parte del Tebano dell’aquila, che divorava il fegato di Prometeo.

Intanto Osiride continuò la campagna militare, raggiungendo l’India, dove fondò diverse città, tra le quali Nisa, dove piantò l’edera. Al ritorno, viaggiò per l’Asia e toccò l’Europa attraverso l’Ellesponto; divenuto anziano incaricò Marone di curare le sue conquiste; il figlio, Macedone divenne re della Macedonia e Trittolemo introdusse l’agricoltura nell’Attica.

Tornò in Egitto, recando al suo seguito, i doni ricevuti per la bontà dei benefici recati all’umanità, conseguendo l’immortalità nel passaggio tra gli Dei. Furono in suo onore istituite cerimonie d’iniziazione e riti mistici ed i suoi sacerdoti vollero interpretare la sua morte in chiave misterica. Mentr’egli regnava con grande senso di giustizia gli uomini, il fratello Tifone, uomo violento ed empio, lo uccise, sezionando il cadavere in ventisei pezzi, per consegnarne una parte ad ognuno dei complici. Iside, intanto, grazie al figlio Horus, vendicò l’azione malvagia di Tifone, torturandolo insieme ai complici. Pietosamente, la dea si pose in cerca delle membra del marito, che raccolse, esclusi i genitali, in alcune bende. Chiamati a sé i sacerdoti, consegnò le spoglie del marito, a cui avrebbero dovuto tributare onori divini.

Iside volle mantenersi fedele al marito e dedicarsi pienamente al governo del regno e, quando partì dal mondo, fu sepolta presso Menu, godendo dei favori divini.

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