Il mito dell’inizio del mondo nei testi babilonesi

Narra Diodoro Siculo nella «Biblioteca», nel capitolo «Memorie storiche e cronologiche intorno alle cose caldaiche, assirie e babilonesi» la storia dell’inizio del mondo in Babilonia.

Il primo re, indicato nello spazio storico – temporale dell’VIII secolo a.C., si chiamava Nabonassar; segue poi un lungo elenco di re, che gli sono succeduti. Nel tempo, i popoli caldei e babilonesi furono a contatto e così, quando era re il caldeo Ammenone, comparve dal mar Rosso una bestia metà uomo e metà pesce: Idozione, cui seguirono altri quattro mostri, aventi la medesima figura, al tempo del re Davono; finalmente, sotto il regno di Edoranco di Pantibibli, apparve Odacone.

Babilonia era posta sul fiume Tigri, dove s’intersecava con l’Eufrate; in questa parte d’Africa per la prima volta si coltivò il frumento, l’orzo, le lenticchie e il sesamo, mentre i fiumi donavano una grande varietà di pesci.

La città di Babilonia fu presto soggiorno di molti caldei, che conducevano una vita dedita al divertimento. Ecco la separazione tra i babilonesi, dediti ad una vita industriosa ed operosa, ed i forestieri, piuttosto poco avvezzi ad una costumanza sana: la tradizione autoctona sembra minacciata.

Uscì dal mar Rosso il settimo e definitivo mostro metà uomo e metà pesce: Oannes, che si rivolse agli uomini, parlando il medesimo linguaggio. Non sentiva la necessità di mangiare e quindi di cambiare la sua connotazione originale attraverso l’uso dei prodotti della terra. Oannes insegnò ai babilonesi le lettere, le arti, la costruzione delle città, l’edificazione dei templi, la giurisprudenza e la politica. Insegnò, altresì, a raccogliere i frutti, indicando agli uomini la retta via, perché l’umanità progredisse.  Quindi egli rappresentò la civilizzazione, essendo curato in ogni aspetto dell’umano sapere e, soprattutto, conoscendo le regole del vivere civile. Il pesce (ἰχθύς in greco, ichthýs in latino), vivendo nell’acqua, è simbolo di fertilità ed assumerà, nel trascorrere dei secoli e nell’articolazione della Tradizione in tradizioni, in simbolo di vita. Nella visione alchemica, il pesce rappresenterebbe la rigenerazione mistica; nei primi anni del Cristianesimo rappresentò Cristo ed i suoi discepoli furono detti pescatori di anime.

Quando il sole si poneva, Oannes s’immergeva nel mare e la notte sprofondava negli abissi. Desiderava così ritornare all’interno di se stesso, nelle profondità del suo essere, per rigenerarsi nello scorrere della quotidianità.

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