Gabriele D’Annunzio e l’insuccesso de «La Pisanelle»

Il 5 giugno 1912 fu pubblicato «Contemplazione della morte».

Il D’Annunzio mirò ad un nuovo lavoro, che avrebbe dovuto raggiungere un modo d’espressione, cui Mallarmé aveva atteso invano. Tornato ad Arcachon, trovò una serie d’ingiunzioni e pagamenti, provenienti dall’Italia; il Del Guzzo vi si era stabilito, al fine di trovare un accordo per la restituzione dei 17 manoscritti contro un versamento di 25.000 lire.

Il 22 giugno, cominciarono a Milano le proiezioni del film tratto da «La Nave», mentre lo Scrittore s’intratteneva a Parigi, dedicandosi alla mondanità.

Giacomo Puccini (1858 – 1924)

Nei primi giorni di luglio, Giacomo Puccini gli recapitò una lettera, con cui chiedeva un testo da musicare; il Gabriele, allora, riprese in mano «La Rosa di Cipro», un lavoro già offerto e rifiutato dal Musicista nel 1906.

Pietro Mascagni (1863 – 1945)

Il 24 luglio incontrò a Parigi Pietro Mascagni, intento alla composizione della «Parisina», che era accompagnato ad una giovane di vent’anni, Emy, la quale avrebbe descritto il Poeta nel suo diario, connotandolo bellissimo nella sua bruttezza ed aggiungendo: «Quando D’Annunzio parla sembra sempre  che dica un segreto. Perfino se dice soltanto: buon giorno». Il Poeta si trattenne a Parigi fino al 10 agosto; quindi, rilasciata un’intervista al New York Herald sulla guerra italo – turca, tornò ad Arcachon.

Luigi Albertini (1871 – 1941)

Nonostante i tanti progetti, che raccontava nelle lettere all’Albertini, all’Herélle ed al Treves, preferiva prodigarsi in acrobazie amorose colla Natalia. Verso la fine del mese, rintracciò l’indirizzo di una ex amante, la Mancini, a cui scrisse una lettera, ricordandole lo strazio per il distacco degli ultimi giorni, così come annotato nel «Solus ad solam»:

«E’ una giornata di tempesta. La landa si lamenta. Sono solo. Penso al piccolo giardino. Ho su la tavola qualche rosa bianca che si sfoglia. Penso alla creatura di neve. Certo, qualche volta tu piangi pensando al tuo amico perduto».

Romaine Brooks – Ritratto di Gabriele D’Annunzio

Il 10 settembre, raggiunse a Saint Jean de Luz Romaine Brooks, colla quale non aveva mai interrotto i contatti, nonostante l’ingiustificata gelosia della Natalia nei confronti di una donna, legata sentimentalmente ad Ida Rubinštejn. La pittrice ne approfittò, per ritrarre il Poeta contro lo sfondo dell’oceano in tempesta, raffigurato in giacca e cravatta, con un cappotto sulle spalle, smagrito e con lo sguardo un po’ inebetito, testimonianza dello stato interiore, che stava vivendo in quel periodo. Natalia, impegnata nella traduzione forse de «La Rosa di Cipro», tempestava il Gabriele di lettere, perché la raggiungesse a Parigi.

Ildebrando Pizzetti (1880 – 1968)

Anche Pietro Mascagni invocava la presenza del Poeta, per la composizione della «Parisina» e così il D’Annunzio fu costretto a raggiungerlo, il 5 ottobre, a Parigi, dove ascoltati i desiderata del Compositore, tornò ad Arcachon il 24, per ricevervi Ildebrando Pizzetti con la «Fedra» interamente musicata. Prese accordi anche colla Rubinštejn, alla quale avrebbe dedicato «La Pisanelle».

Al fine di diminuire la sostanza debitoria, riprese il rifacimento de «Vita di Cola di Rienzo» per il Treves, a cui avrebbe spedito 90 cartelle alla fine di novembre.

Non poté resistere alle insistenze di Puccini, al quale promise un nuovo testo: «La crociata degli innocenti».

Il 7 dicembre, compleanno del Mascagni, lo trascorse col festeggiato, ormai deciso a rientrare in famiglia, dopo l’avventura con la Emy. Alla partenza del Musicista, il Poeta poté tuffarsi nella vita mondana parigina.

Subito dopo Natale, si mise al lavoro della Crociata pucciniana, quando ricevette una lettera dalla Mancini, con cui gli comunicava la stretta sorveglianza, cui era stata sottoposta dai familiari e gli chiedeva d’indirizzare missive ad un’intermediaria. D’Annunzio immediatamente rispose, ricordandole l’11 febbraio, giorno del loro primo incontro, consacrato nel «Solus ad solam».

Il 20 gennaio 1913, inviò al Puccini l’intero abbozzo della «Crociata degli innocenti»; lo schema del secondo e terzo atto non soddisfò il musicista: la storia del pastore Odimondo, che abbandona la fidanzata, per una prostituta malata di lebbra, alla quale fa bere, come medicina, il sangue della propria sorellina uccisa, era davvero troppo!

Ida Rubinštejn (1885 – 1960)

Fallita la collaborazione col Lucchese, il D’Annunzio si diede alla stesura de «La Pisanelle»; il 9 febbraio presentò la parte alla Rubinštejn ed al direttore dell’Illustration, René Baschet, che avrebbe dovuto pubblicare l’anteprima della nuova opera.

Il 12 marzo, giorno del suo compleanno, terminò «La Pisanelle ou Le jeu de la rose et de la mort»; si sentiva stanco ed abbattuto, come sempre gli capitava alla fine di un’opera. Oberato dai debiti e non sapendo a chi chiedere soldi, affidò all’Antongini degli smeraldi, che gli aveva regalato la Duse, perché l’impegnasse e col ricavato affittare un appartamento a Parigi, in avenue de Matignon. Il consiglio comunale di Pescara gli offrì una casa, che rifiutò; ancora una volta l’editore Treves gli venne in soccorso, anticipandogli 5.000 lire per il primo tomo delle Faville. Nonostante i tanti guai, scrisse una nota esplicativa per l’Illustrazione italiana da pubblicare col ritratto della Brooks. Cominciò anche un racconto, «La Leda senza cigno», di cui spedì le prime quattro parti del racconto al Corriere poco prima della metà di maggio.

Si sarebbe dovuto trasferire a Parigi, dove lo aspettavano le prove de «La Pisanelle», ma sospese il progetto a causa della mancanza dei soldi necessari. Allora, si mise di buona lena al lavoro ed il 20 maggio, spedì al Corriere La Leda completata, ricevendo il compenso necessario per la trasferta parigina. Incontrò ancora una volta il Puccini, col quale si ripromise di avviare una nuova collaborazione.

Vsevolod Ėmil’evič Mejerchol’d (1874 – 1940)

Iniziarono le prove de «La Pisanelle» sotto la guida del regista Vsevolod Mejerchol’d, direttore dei Teatri imperiali di Pietroburgo, presso il Teatro Châtelet. La prima era stata fissata il 12 giugno, mentre la generale avrebbe visto la partecipazione dell’Albertini, del Treves, di Claude Debussy, di Giacomo Puccini, dell’Hérelle, e di molti accademici. Purtroppo il lavoro non ebbe esito felice, nonostante la grande pubblicità apparsa sulla stampa italiana e transalpina. L’insuccesso fu quasi più manifesto di quello del Martyre. Il testo non soddisfece a fronte di una messa in scena enfatica; il Debussy, amico intimo del Poeta, descrisse il lavoro privo di valori teatrali, un tentativo inutile di ridonare vita ad un estetismo ormai morto e sepolto. La Nouvelle Revue Française scrisse che l’opera finisse nella noia e nel vuoto.

Il Corriere parlò di trionfo tutto italiano.

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