Cenni sulla natura nel mondo greco

I filosofi ionici del VII secolo a. C., stabilirono, influenzati dalla cultura egiziana e babilonese, che la materia fosse generata da un principio unico, l’arché (αρχή) immutabile, al quale tutto sarebbe tornato.

Talete di Mileto (640- 546 a. C.) fu il primo filosofo ionico a sviluppare una teoria, che identificasse l’αρχή con l’acqua, capace di trasformarsi in aerea per riscaldamento e solida per raffreddamento. Aristotele ci narrò nella «Metafisica» come l’acqua, nel concetto taletiano, avesse generato la terra, su cui galleggiava, e da essa tutta la materia.

Pitagora porrà nell’αρχή il numero quale soggetto di tutti gli oggetti fisici.

Anassimandro (610 – 545 a. C.), che avrebbe scoperto gli equinozi, pose all’origine dell’universo l’àpeiron (άπειρον), entità illimitata e indefinita e meta temporale. La separazione per contrari, a causa della rotazione spingente i corpi più pesanti al centro e i più leggeri alla periferia, avrebbe generato la realtà.

Anassimene (575 – 528 a. C.) sviluppò la teoria del maestro Anassimandro colla sostituzione dell’aria all’indistinto ápeiron (άπειρον), che avrebbe derivato il fuoco per rarefazione attraverso il riscaldamento, mentre nel raffreddamento si sarebbe prodotto un ispessimento ed una condensazione dell’aria, diventata vento, nuvola, acqua e finalmente terra. Anassimene fu il primo filosofo a considerare i Quattro elementi: Terra, Acqua, Aria e Fuoco, costituenti la materia nell’ordine del pensiero occidentale.

Eraclito (535 -475 a. C.), definito l’«oscuro» da Aristotele, fu autore di un trattato, «De natura» (Perι fusewς), in cui espresse la convinzione che la natura, non avendo avuto origine non avesse fine, per cui i fenomeni sarebbero stati sottoposti a continui cambiamenti. Il suo discepolo, Cratilo, condensò in «tutto scorre» (παντα ρει) il concetto eracliteo dell’eterno cambiamento o divenire. Eraclito stabilì il primo elemento nel Fuoco, che sprigionando gas, si trasforma in acqua, la quale – a sua volta – evaporando lascia residui solidi. Quando il Fuoco si espande in verticalità discendente, si condensa in acqua e successivamente in terra; nella verticalità ascendente, rarefacendosi, torna ad essere fuoco.

L’ultimo rappresentante della scuola ionica fu Anassagora (499 – 428 a. C.), che accettò l’idea dell’infinitamente grande e dell’infinitamente piccolo, espressi ne «La natura», giunto a noi in brevi frammenti, in cui descrive la nascita e la morte quali trasformazioni in unione e divisione della materia esistente.

In ciò, stabilì il concetto greco di nascita e di morte appartenenti al mai nato e mai morto, ma dalla materia principiale l’evoluzione avrebbe composto e scomposto gli elementi, in assenza quindi di nascita e di morte. Il movimento delle trasformazioni e continui cambiamenti era causato dal Nous (Nούς), entità superiore, capace di plasmare la materia, composta da particelle infinitesimali, le omeomerie (ομοιoμερή). Anassagora credeva nella mescolanza degli Elementi, in cui lo spirito avrebbe creato un movimento vorticoso, teso alla separazione, che avrebbe formato la terra, piatta e sospesa nell’aria. Dal movimento rotatorio, la terra avrebbe scagliato nell’universo dei frammenti, che si sarebbero riuniti nei componenti della dimensione celeste.

Attorno al VI secolo, nacque la scuola eleatica grazie a Senofane, che riunì personalità quali Parmenide, Zenone ed Empedocle.

Parmenide e Zenone concentrarono l’unità e l’immobilità dell’essere, da cui sarebbe derivata l’apparente mobilità e molteplicità degli oggetti naturali.

Empedocle (490 – 435 a. C.), figura leggendaria, il cui corpo sarebbe stato inghiottito, come un dio, dall’Etna, considerava i Quattro elementi in mescolanza continua, generanti parti sempre più piccole, grazie all’azione unente dell’«amicizia» (Φιλία) e della dividente «discordia» (Nείκος). La concezione delle particelle rappresenterà l’inizio per la concezione del mondo dei filosofi atomisti, il cui principe fu Leucippo, autore, forse, di due testi: «Il grande universo cosmico» e «Sulla mente», cui seguirà la speculazione dell’allievo Democrito (460 ca. 360 a. C.) base della dottrina atomistica, che principierà dalle idee di Parmenide, pur concentrandosi sull’importanza del pieno (l’essere) e del vuoto (il non essere), soggetti al movimento caotico degli atomi (ἀτομοι). Aristotele nel «De coelo» scrisse:

«Quale sia la figura di ciascuno degli elementi non determinarono affatto; ma solo attribuirono al fuoco la forma sferica; l’aria e l’acqua, poi, e il resto, distinsero per grandezza e piccolezza, quasi che la natura di questi fosse una panspermia di tutti gli elementi».

Gli atomi più pesanti, soggetti al continuo movimento, si sarebbero posizionati nel centro del mondo, per formare un disco piatto: la terra; quelli più leggeri si sarebbero disposti nella periferia, riprendendo, in parte, la speculazione di Anassimandro. L’esistenza del cosmo, quindi, sarebbe stato spiegato con: il movimento, gli atomi ed il vuoto, concetto astratto, piuttosto oscuro posto tra l’essere degli atomi ed il non essere dello spazio.

Lo sviluppo della filosofia ateniese contribuì allo sviluppo della riflessione scientifica, nella concentrazione dell’individuazione degli strumenti scientifici.

Socrate (ca. 469-399 a.C.) definì il concetto quale il pensiero scientifico per definizione, base della razionalità, ed induzione, con cui passare dal particolare all’assoluto, vero strumento per la ricerca della verità. L’insegnamento di Socrate indicò a Platone (ca. 428-348 a.C.) la ricerca degli strumenti del pensiero razionale, ponendo dei concetti astratti alla base della conoscenza razionale attraverso dei processi speculativi. Siccome i concetti sono precedenti all’esperienza sensibile, si deve utilizzare il pensiero, al fine di raggiungere l’essenza del reale. La conoscenza dinamica, frutto della dialettica, ha le sue basi nella realtà statica dei concetti trascendenti ed immateriali. Il mondo è stato formato da un demiurgo, che lo ha plasmato sul modello del Mondo delle idee, realizzando i cinque solidi dalle forme più perfette ed armoniose: il cubo (Terra), il tetraedro (Fuoco), l’ottaedro (Aria), l’icosaedro (Acqua) e il pentagono dodecaedro (l’Etere, fluido purissimo).

Aristotele (384-323 a.C.) evidenziò nella sua speculazione maggiore attenzione all’osservazione sperimentale della natura. Secondo Platone (suo maestro) la filosofia si presentava come un corpus unico; Aristotele, invece, la sezionò in metafisica, fisica, logica, estetica, etica e politica. La filosofia – metafisica si occupava della conoscenza dell’essere; la fisica delle scienze morali; la logica utilizzava le categorie e le proposizioni nei procedimenti, la dialettica si basava sul processo deduttivo e sillogistico.

L’essenza del mondo fisico, per Aristotele, è il movimento, rettilineo proprio dei corpi composti da elementi e quello circolare proprio della materia celeste. Ogni corpo si muove a causa della spinta ricevuta da un altro, procedendo fino al primo motore immobile, che è Dio, atto perfetto, generatore dei Quattro elementi, che si sarebbero disposti sulla terra in base alla pesantezza fisica: Terra, Acqua, Aria e Fuoco, secondo la filosofia di Empedocle, cui aggiunse l’Etere, che diverrà la quinta essenza, sostanza pura e immutabile, dotata di moto circolare. Ogni elemento fisico era prodotto dalla combinazione delle quattro modalità: caldo (Fuoco), freddo (Acqua), secco (Aria) e umido (Acqua), combinati in proporzioni variabili, che sarà oggetto delle speculazioni posteriori degli scienziati alchemici. Aristotele stabilì che il vuoto (il non essere di Empedocle) non esistesse, perché l’essenza era il movimento, così come gli atomi non potevano esistere all’interno della materia, divisibile all’infinito, poiché si sarebbe costituito il vuoto nella loro differenziazione.

Alla morte dello Stagirita, si affermarono due nuove correnti: lo stoicismo e l’epicureismo, che rivalutarono in parte l’importanza degli atomi.

Zenone (334-262 a.C.), filosofo stoico, riteneva la conoscenza soggettiva, perché fondata sull’esercizio dei sensi. Distingueva tra la materia composta dai Quattro elementi (Fuoco ed Aria, attivi; Acqua e Terra, passivi) ed il pneuma o spirito vitale responsabile della generazione e della fine di tutte le cose.

Epicuro (341-270 a.C.) si sforzò di analizzare l’aspetto della materia in assenza d’azione delle forze spirituali, riducendo la speculazione all’aspetto immanentistico. Così l’atomismo avrebbe realizzato un’etica laica, libera dai legami religiosi nella propria realizzazione fisica. Il caso e la necessità determinavano il movimento degli atomi all’interno dei corpi, che non si sarebbero stati generati dal nulla e quindi non avrebbero mai atteso la fine. Tito Lucrezio Caro (98-55 a.C) avrebbe esaltato il pensiero epicureo nel «De rerum natura», riprendendo l’aggregazione degli atomi, il movimento causale e la liberazione della morte, del dolore e degli dei. L’universo, composto di mondi in continua formazione e dissoluzione, sarebbe steso all’infinito nella materia, composta di atomi eterni, indistruttibili e infiniti, moventi in linea retta, e il vuoto. La sua speculazione sarebbe stata accusata di ateismo dai Padri della Chiesa e dai teologi cristiani, trasferendo la teoria atomica alla blasfemia demoniaca del mondo medievale cristiano.

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